Le pagelle di Granelli | Terza serata – Episodi 5 e 6
🎬 Regia 8,5
📝 Sceneggiatura 8
📷 Fotografia 9
🎭 Interpretazioni 9
📖 Storia nel complesso 8
Quanto siamo disposti a raccontare di noi stessi alla persona che amiamo? Quando iniziamo a conoscere qualcuno, cerchiamo spesso di mostrare la parte migliore di noi. Vogliamo piacere, essere scelti, sentirci all’altezza delle aspettative dell’altro. Ma cosa accade quando emergono quelle verità che avremmo preferito tenere nascoste? E soprattutto, può esistere un rapporto senza fiducia?

Gli episodi cinque e sei di Tutto l’amore che resta sembrano muoversi proprio intorno a queste domande. Se nella seconda serata erano state le scelte dei personaggi a guidare il racconto, questa volta sono le loro conseguenze a prendere sempre più spazio, soprattutto all’interno dei rapporti sentimentali.
Nel quinto episodio sembra esserci quasi l’amore nell’aria. I sentimenti cominciano a concretizzarsi, le coppie si avvicinano e alcuni rapporti sembrano finalmente trovare una propria direzione. Eppure, dietro questa apparente serenità, continuano a nascondersi verità che i personaggi non hanno ancora avuto il coraggio di affrontare.
È soprattutto nel sesto episodio che qualcosa inizia a incrinarsi. I segreti vengono progressivamente a galla e i protagonisti si ritrovano a fare i conti non soltanto con ciò che hanno fatto, ma anche con ciò che hanno scelto di non raccontare. La serie mostra così quanto possa essere fragile un rapporto quando viene meno uno dei suoi elementi fondamentali: la fiducia.
Non sempre viene celato qualcosa con l’intenzione di ferire qualcuno. A volte lo si fa per paura, altre per vergogna, altre ancora perché si teme di non essere abbastanza. Si desidera arrivare preparati all’amore, come se fosse necessario aver vissuto determinate esperienze prima di potersi concedere davvero a un’altra persona. Ma si può essere davvero pronti ad amare qualcuno? E soprattutto, chi stabilisce quando lo siamo?
È proprio questa insicurezza a rendere attuale il racconto di alcuni personaggi, divisi tra il desiderio di vivere un sentimento e la paura di mostrarsi per ciò che sono. Il bisogno di fare esperienza prima di iniziare una relazione racconta, in fondo, qualcosa che riguarda molti ragazzi: il timore di non essere all’altezza, di non sapere come comportarsi, di dover necessariamente dimostrare qualcosa prima di potersi sentire pronti. Eppure, un rapporto non dovrebbe essere una prova da superare. Non esiste un numero di esperienze che possa garantirci di non sbagliare, così come non esiste una preparazione capace di proteggerci da tutte le difficoltà che incontreremo. Qui si cela uno degli aspetti più interessanti della serie: il desiderio di essere amati convive continuamente con la paura di non meritare quell’amore.

Nel rapporto tra Vittoria (Gloria Harvey) e Giulio (Francesco Leo), le insicurezze assumono un significato ancora più profondo. Dopo l’avvicinamento raccontato nella seconda serata, i due personaggi continuano a confrontarsi con ciò che provano e con quanto sono disposti a condividere di sé stessi. Proprio a loro è legata una delle immagini più significative di questi episodi: due palloncini, uno rimasto incastrato e l’altro libero di muoversi.

È una ripresa apparentemente semplice, ma capace di suggerire una domanda che sembra attraversare le storie dei protagonisti: quando ci sentiamo davvero liberi e quando, invece, rimaniamo intrappolati nelle nostre paure?
La libertà non coincide necessariamente con la possibilità di muoversi, così come sentirsi prigionieri non significa sempre avere un impedimento fisico. A volte sono proprio i pensieri, le insicurezze e il timore di non essere all’altezza a impedirci di vivere pienamente ciò che desideriamo. È una lettura che trovo particolarmente interessante per Vittoria e Giulio, perché permette di osservare le difficoltà di entrambi senza ridurre il loro rapporto alla disabilità di lui.
Questa attenzione al racconto attraverso le immagini è uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente della terza serata. La regia riesce in più occasioni a lasciare spazio ai gesti, agli sguardi e ai dettagli, mentre la fotografia contribuisce a dare forza alle situazioni emotive. Il voto particolarmente alto assegnato a quest’ultima nasce proprio dall’efficacia visiva che accompagna il racconto e dalla capacità delle immagini di rimanere impresse anche dopo la conclusione delle scene.
Un altro elemento che acquista importanza è la musica, soprattutto nel rapporto tra Alex (Noemi Magagnini) e Luca (Giordano Liberati). In una serie nella quale molti personaggi faticano a raccontarsi completamente, la musica sembra offrire un altro modo per avvicinarsi e comunicare. Non sempre è necessario trovare le parole giuste: una canzone, un momento condiviso o una semplice presenza possono permettere di entrare in contatto con qualcuno.

Il rapporto tra Alex e Luca continua così a mostrare lati differenti dei due personaggi, già emersi negli episodi precedenti. La musica diventa un elemento significativo di questo avvicinamento, lasciando spazio a una forma di comunicazione che non passa necessariamente attraverso le parole.
La terza serata non si limita a esplorare le incertezze dei ragazzi. Anche gli adulti si trovano a fare i conti con ciò che hanno scelto di nascondere.
È il caso di Stefano Fogli (Raoul Bova) e Paola (Fiorenza Pieri), il cui rapporto attraversa una crisi proprio a causa di una verità celata. Una situazione che permette alla serie di mostrare come la fiducia non sia una questione esclusivamente adolescenziale, ma qualcosa che continua a essere messo alla prova anche nei rapporti più consolidati.

In questo caso, però, c’è un elemento ulteriore: Luca. La sua presenza rende ancora più delicato il confronto tra i genitori, perché le loro difficoltà non riguardano soltanto la coppia, ma inevitabilmente anche la famiglia. E allora viene spontaneo chiedersi quanto possa pesare su un figlio la consapevolezza che qualcosa, tra i propri genitori, non stia funzionando.
La serie sembra ricordarci che i figli, anche quando gli adulti cercano di proteggerli, possono percepire molto più di quanto immaginiamo. La verità può ferire, ma anche il silenzio può diventare una presenza ingombrante. Ed è proprio in questa contraddizione che il rapporto tra Stefano e Paola trova un nuovo spazio narrativo.
Un’evoluzione interessante riguarda anche Michela, interpretata da Giulia Bevilacqua. Se inizialmente il personaggio sembrava osservare l’Helen Keller attraverso una certa diffidenza, adesso comincia lentamente ad abbattere quel muro che aveva costruito intorno a sé. Inizia a parlare con i ragazzi, ad ascoltarli e, soprattutto, a riconsiderare il proprio giudizio sulla scuola.
È un cambiamento che coinvolge anche il rapporto con Stefano. Michela non sembra più limitarsi a mettere in discussione il suo progetto, ma comincia a confrontarsi con ciò che quella realtà rappresenta concretamente per gli studenti. Questo non significa che abbia abbandonato tutte le proprie riserve, ma che stia iniziando a guardare l’Helen Keller da una prospettiva differente.

Sul fronte sentimentale, intanto, anche Matteo (Francesco De Rosa) compie un primo passo nei confronti della sua professoressa, Gaia (Federica Pagliaroli). Una dinamica che introduce un’altra forma di incertezza: quella di un sentimento che nasce in un contesto nel quale i ruoli e i confini non possono essere ignorati. Sarà interessante capire come la sceneggiatura sceglierà di affrontare questa situazione.

Anche la vicenda di Pietro (Riccardo De Rinaldis) si complica con la scoperta della droga, mentre emerge un’altra verità: è stato Enea a mandare il video a Nuri, ripresa sotto la doccia da Pietro. Due situazioni che riportano al centro il tema della responsabilità e delle conseguenze delle proprie azioni. In questo caso, nascondere la verità non significa cancellare ciò che è accaduto. Anche l’evoluzione del rapporto tra i due, però, segue una direzione che avevamo già immaginato.

È proprio attraverso questi rapporti che la sceneggiatura continua a sviluppare i protagonisti. I dialoghi scorrono con naturalezza, le battute mantengono un buon ritmo e le situazioni permettono ai personaggi di mostrare sia i propri lati migliori sia quelli più difficili da accettare. Nessuno sembra essere definito soltanto dalle proprie qualità o dai propri errori. Sono proprio le contraddizioni a renderli interessanti.
Questo lavoro emerge ancora di più nelle interpretazioni, che considero uno dei punti di forza della terza serata. Il cast giovane ha ormai superato la fase iniziale di presentazione e può confrontarsi con situazioni emotivamente più complesse. I personaggi iniziano a mostrare anche i lati meno rassicuranti di sé, passando dall’entusiasmo dei primi sentimenti alla paura di essere scoperti, dall’avvicinamento alla delusione.

Anche il cast adulto offre interpretazioni convincenti, accompagnando i propri personaggi lungo un arco narrativo sempre più definito, che ne mette in luce l’evoluzione e le contraddizioni. Il voto alle interpretazioni nasce proprio da questo: dalla capacità degli attori di rendere credibili anche le contraddizioni dei personaggi e di accompagnarne l’evoluzione senza perdere la naturalezza che ha caratterizzato la serie fin dall’inizio.
Nonostante questi aspetti positivi, rimane però una riserva sulla storia nel suo complesso. L’evoluzione dei personaggi è interessante, i rapporti acquistano profondità e le battute continuano a scorrere con un buon ritmo. Eppure, almeno fino a questo momento, gli eventi sembrano seguire una direzione abbastanza prevedibile.
Le tensioni aumentano, le verità emergono e i sentimenti si complicano, ma molte delle situazioni si sviluppano proprio come avevo immaginato. Questo non significa che la storia non funzioni, né che una narrazione debba necessariamente sorprendere a ogni episodio. Significa, piuttosto, che la serie riesce a coinvolgere maggiormente per il modo in cui racconta gli eventi che per la capacità di spiazzare lo spettatore.
È una distinzione importante, soprattutto considerando il livello raggiunto dalla regia, dalla fotografia e dalle interpretazioni. La realizzazione continua a crescere, mentre la storia deve ancora trovare quel passaggio capace di allontanarsi da ciò che, almeno per ora, sembra già scritto. Forse sarà proprio la verità a cambiare le carte in tavola.
Il finale del sesto episodio porta infatti Vittoria davanti a una scoperta difficile da affrontare: la persona alla quale ha causato un danno nell’incidente è proprio il ragazzo al quale si sta avvicinando sentimentalmente. Fino a quel momento, il segreto riguardava qualcosa che apparteneva al passato. Adesso, invece, quella verità ha un volto, una storia e un posto preciso nella sua vita.

È qui che il tema delle scelte, già centrale nella seconda serata, torna con una forza differente, perché sapere significa anche dover decidere che cosa fare di quella conoscenza.
Dire la verità potrebbe significare perdere la persona che ama. Nasconderla, però, significherebbe continuare a costruire il loro rapporto su qualcosa che l’altro non conosce.
E allora torniamo alla domanda iniziale: quanto siamo disposti a raccontare di noi stessi alla persona che amiamo? Forse la fiducia non consiste nel sapere che l’altro non ci ferirà mai, ma nel potergli permettere di conoscerci davvero, anche quando ciò che abbiamo da raccontare potrebbe cambiare il modo in cui ci guarda.
In fondo, amare qualcuno significa anche lasciargli la libertà di scegliere, e quella libertà non può esistere davvero se manca la verità.

