«Si dovrebbe sempre essere innamorati. Questa è la ragione per cui non ci si dovrebbe mai sposare». La frase di Oscar Wilde che apre The Invite presenta già le due coppie del film. Da una parte Joe e Angela, sposati, con una figlia e incapaci ormai di parlarsi senza ferirsi. Dall’altra Pína e Hawk, i vicini del piano di sopra, che conservano una libertà e un’intesa lontane da quelle di Joe e Angela. Nel corso della cena, però, anche quell’intesa mostra qualche incrinatura. A Olivia Wilde bastano un appartamento e quattro persone per portare lo spettatore a porsi una semplice domanda: che cosa resta di una coppia quando stare insieme è diventata un’abitudine?

Joe rientra e scopre che Angela ha invitato i vicini senza dirglielo. Proprio quei vicini che lui avrebbe preferito evitare, soprattutto per i rumori molesti che lo tengono sveglio la notte. Vorrebbe approfittare della cena per parlarne. Angela, invece, tiene molto alla serata e gli chiede di non dire nulla. Sistema la casa e procura del jamón per Pína, salvo poi scoprire che è vegana, cambia persino camicia poco prima del loro arrivo.
Angela passa buona parte del film a sistemare qualcosa. Gli oggetti, la tavola, la casa, sé stessa. Cerca di far apparire tutto nel modo più giusto possibile, compreso il rapporto con Joe. Eppure, il disaccordo comincia prima ancora che gli ospiti suonino alla porta. I due litigano mentre finiscono di prepararsi e, quando finalmente suona il campanello, capiscono che i vicini hanno sentito tutto. La rappresentazione che Angela aveva preparato con tanta attenzione è già compromessa.
La cena comincia ugualmente, nel tentativo di comportarsi come se nulla fosse accaduto. Si ride per una battuta, si beve, si parla, poi basta una risposta di Joe o l’insistenza di Angela perché torni l’imbarazzo. La conversazione trova un equilibrio e un attimo dopo qualcosa lo rompe.

È difficile, davanti a questa situazione, non pensare a Perfetti sconosciuti. Anche lì una cena e un appartamento diventavano lo spazio nel quale l’intimità delle persone sedute intorno allo stesso tavolo finiva progressivamente per essere esposta. Ma se nel film di Paolo Genovese erano soprattutto i segreti a incrinare l’immagine che ciascun personaggio aveva costruito di sé, The Invite si muove maggiormente sul terreno del desiderio. Joe e Angela non devono soltanto scoprire qualcosa l’uno dell’altra: vengono messi nella condizione di dire cosa vogliono, cosa gli manca e quanto riescano ancora a condividere.
Anche la casa finisce per raccontarli. È l’abitazione in cui Joe è cresciuto, ricevuta dai suoi genitori e successivamente ristrutturata. Nonostante i lavori, continua a essere il luogo della sua infanzia. Joe vive una condizione simile. Lavora, ma non fa ciò che avrebbe voluto, mentre nello studio è rimasto il pianoforte che un tempo suonava e che adesso non vuole più toccare. Vive ancora nei luoghi della persona che era, ma si è progressivamente allontanato da alcune parti di sé.
La regia di Wilde sfrutta proprio questo spazio. Porte, passaggi, specchi e finestre permettono ai personaggi di guardarsi, evitarsi o restare separati pur trovandosi a pochi passi. Joe e Angela abitano la stessa casa, eppure spesso sembrano incapaci di occupare davvero lo stesso spazio. Pína e Hawk, almeno inizialmente, vi si muovono con una facilità che ai padroni di casa manca. Anche quando i quattro sono insieme, l’inquadratura crea piccole distanze e vicinanze che cambiano insieme alla conversazione. La fotografia di Adam Newport-Berra accompagna così ciò che accade senza lasciare tutto il peso ai dialoghi.
Anche gli attori lavorano su queste distanze. Olivia Wilde fa affiorare l’agitazione di Angela mentre continua a occuparsi della casa; Seth Rogen lascia che l’irritazione di Joe interrompa la conversazione anche quando gli altri cercano di alleggerirla. Penélope Cruz dà a Pína la sicurezza di chi riesce a parlare apertamente di ciò che desidera, ma quella sicurezza vacilla quando deve affrontare Hawk. Edward Norton, inizialmente più disinvolto, lascia emergere a poco a poco anche ciò che lui fatica a dire. Così, nel corso della cena, cambia il modo in cui guardiamo tutti e quattro.
L’insistenza con cui Angela ha voluto organizzare quella cena lascia intuire che l’invito nasconda un secondo fine o, più precisamente, un desiderio. La proposta di Pína e Hawk, quindi, non arriva con una vera sorpresa. Gli sguardi precedenti e soprattutto quello che viene raccontato su ciò che accadeva alla finestra acquistano però un significato diverso. Joe scopre che Angela passa volontariamente nuda davanti alla finestra che dà sull’appartamento dell’altra coppia, pur sapendo di poter essere osservata. Alla sorpresa si aggiungono curiosità e gelosia: deve fare i conti con il desiderio di Angela di essere guardata da qualcun altro.

Quando Joe e Angela decidono di provare, ciò che poteva sembrare un gioco liberatorio si complica quasi subito. Devono stabilire dei limiti, capire cosa siano disposti ad accettare e fare i conti con la gelosia. Quello che doveva essere un momento di leggerezza assume così i contorni di una terapia di coppia improvvisata. Pína cerca di farli parlare, mentre Joe e Angela discutono, si interrompono e tornano su frustrazioni che precedono di molto quella sera. Quello che avrebbe dovuto portarli fuori dalla coppia li costringe a rientrarci dentro.
Pína e Hawk incarnano, almeno in apparenza, una maniera opposta di stare insieme. Parlano dei propri desideri con maggiore naturalezza e sembrano meno spaventati dalla possibilità che l’altro possa volere qualcosa al di fuori della coppia. Ma anche la loro intesa mostra delle crepe quando la situazione smette di essere soltanto un gioco. Il confronto mette davanti due modi diversi di affrontare il conflitto. Joe e Angela sono incapaci di discutere soltanto di ciò che sta accadendo in quel momento: ogni parola li riporta a qualcosa che viene da prima.
È forse proprio quando il sesso smette per un momento di essere il centro della conversazione che emerge una delle confessioni più dolorose di Angela. Parlando della figlia, immagina il giorno in cui partirà per il college e lei rimarrà sola. Joe le fa notare che la bambina è ancora piccola e aggiunge che, comunque, ci sarà lui. È una risposta che dovrebbe rassicurarla. Angela, invece, sente già adesso quella solitudine. Joe le parla della propria presenza; lei non riesce più a percepirla.
Quella risposta rivela anche un tratto di Joe. Lui è lì, vive con Angela, condivide con lei la casa e la famiglia e non comprende fino in fondo come possa sentirsi sola. Essere fisicamente accanto a qualcuno, però, non significa necessariamente riuscire ancora a raggiungerlo. Joe stesso si è ritirato da alcune parti della propria vita: dal lavoro che avrebbe desiderato, dalla musica, da ciò che apparteneva alla persona di cui Angela si era innamorata.
Dopo essersi confrontati, i quattro riescono finalmente a lasciarsi andare. Ma neppure quel momento mette ordine in ciò che è emerso. Poco dopo il gruppo si divide nuovamente. Angela va in cucina con Hawk; Joe rimane nello studio con Pína. Angela ricomincia a sistemare. Aveva trascorso la serata cercando un modo per uscire dalla propria quotidianità e dal bisogno di tenere ogni cosa sotto controllo, eppure le sue mani tornano agli oggetti, a ciò che può rimettere al proprio posto. Tra lei e Joe, invece, non esiste un ordine altrettanto semplice da ristabilire.
Nello studio accade quasi il contrario. Pína incontra una parte di Joe che durante la cena era rimasta chiusa lì dentro insieme al pianoforte. La musica appartiene a una versione di lui che si è persa nella vita che conduce adesso. Durante la serata Angela aveva raccontato che, dopo il loro primo appuntamento, se n’era andata, salvo poi tornare indietro quando lo aveva sentito suonare.
Pína e Hawk se ne vanno senza avvisare, senza fare rumore. Joe e Angela rimangono soli dopo aver mostrato a due quasi sconosciuti la distanza che all’inizio della cena cercavano di nascondere. Si separano persino per dormire. Poi Joe entra nello studio e torna al pianoforte.
Il movimento è lo stesso del loro primo appuntamento: Angela si allontana, sente Joe suonare e torna indietro. Durante la cena lui le aveva detto che ci sarebbe stato, ma lei non riusciva più a sentirne la presenza. Adesso è la musica a raggiungerla. Si siede accanto a Joe e i due suonano insieme.
Wilde li osserva dall’esterno, attraverso la finestra dalla quale Angela cercava lo sguardo dei vicini. Per tutta la sera siamo stati dentro casa con loro; ora restiamo dall’altra parte del vetro. Joe e Angela continuano a suonare. Cosa accadrà quando la musica finirà, non possiamo vederlo. E forse non abbiamo bisogno di saperlo.

