Teresa Battaglia – Il dolore dietro un volto

La terza serata di Teresa Battaglia – Figlia della cenere entra nel vivo dell’indagine, svelando l’identità del serial killer senza esaurire il mistero. Una puntata coinvolgente, sostenuta da interpretazioni convincenti e da una sceneggiatura che intreccia tensione investigativa e dimensione psicologica.

Le pagelle di Granelli | Episodi 5 e 6

🎬 Regia 8,5
📝 Sceneggiatura 8,5
📷 Fotografia 8
🎭 Interpretazioni 9
📖 Storia nel complesso 9

La terza serata di Teresa Battaglia – Figlia della cenere riesce a coinvolgere maggiormente rispetto alle precedenti, soprattutto grazie a un’indagine che entra sempre più nel vivo e che sembra finalmente iniziare a ricomporre i tasselli di una vicenda ben più complessa di quanto potessimo immaginare.

La scoperta dell’identità del serial killer non rappresenta necessariamente una sorpresa. Già negli episodi precedenti, infatti, la frequentazione di Alice (Marial Bajma-Riva) con un nuovo ragazzo aveva lasciato emergere alcuni interrogativi. Eppure, ciò che trovo interessante non è tanto la rivelazione in sé, quanto quello che ancora dobbiamo scoprire. Qual è stato il motivo scatenante di questi omicidi? E soprattutto, quale significato si nasconde dietro una scelta che sembra coinvolgere anche il mondo dell’arte?

Proprio quest’ultimo elemento contribuisce a rendere l’indagine particolarmente affascinante. Il riferimento ai mosaici e alla loro simbologia introduce una dimensione che va oltre la semplice ricostruzione dei delitti. L’arte sembra diventare parte integrante del linguaggio dell’assassino, uno strumento attraverso il quale comunicare qualcosa che, almeno per il momento, non riusciamo ancora a comprendere completamente. Una scelta narrativa che apprezzo perché permette alla sceneggiatura di svilupparsi su più livelli, alimentando la curiosità dello spettatore.

Ma è soprattutto nel confronto tra Teresa Battaglia (Elena Sofia Ricci) e Giacomo Mainardi (Luigi Pedranzini) che questa terza serata raggiunge uno dei suoi momenti più significativi.

Teresa si ritrova a raccontare un passato che ha cercato a lungo di tenere nascosto, ripercorrendo le violenze subite e il dolore che continua a portare dentro di sé. Elena Sofia Ricci restituisce tutto questo attraverso un’interpretazione che ho particolarmente apprezzato. Il suo modo di raccontare sembra quasi distaccato, come se stesse parlando della vita di un’altra persona. Ma quella che potrebbe apparire come freddezza, in realtà, è dolore. Un dolore così profondo da averla portata a costruire una distanza emotiva anche rispetto ai propri ricordi.

È proprio questa capacità di raccontare attraverso la sottrazione a rendere la sua interpretazione così coinvolgente. Non servono necessariamente lacrime o grandi manifestazioni emotive per comprendere la sofferenza di un personaggio. A volte è sufficiente osservare il modo in cui cerca di controllarla.

A rendere ancora più interessante questa sequenza è Luigi Pedranzini, che dà volto a un assassino capace di instaurare con Teresa un confronto che va oltre il tradizionale interrogatorio. Mainardi non si limita a rispondere alle domande, ma sembra voler comprendere chi ha davanti, fino a individuare proprio quelle fragilità che la protagonista cerca di nascondere. Il suo atteggiamento, apparentemente controllato, rende difficile distinguere il desiderio di essere compreso dalla volontà di manipolare il proprio interlocutore. È soprattutto questa ambiguità a rendere convincente il confronto tra i due interpreti.

Ho apprezzato anche il maggiore spazio riservato agli altri personaggi. Alice (Marial Bajma-Riva) acquista una presenza più significativa all’interno della vicenda, soprattutto alla luce del suo coinvolgimento, seppur inconsapevole, con l’assassino. La scoperta della vera identità del ragazzo che frequenta cambia completamente il significato del loro rapporto. Non si tratta più soltanto di una relazione sentimentale, ma di un legame costruito inizialmente sull’inganno, che mette Alice in una condizione di pericolo. Marial Bajma-Riva riesce così a mostrare un lato più vulnerabile del personaggio, senza cancellarne la determinazione.

Importante anche il contributo di Giacomo Parisi (Gianluca Gobbi), che dimostra ancora una volta quanto la conoscenza dei propri colleghi possa rivelarsi determinante anche durante un’indagine. È proprio lui, ricordando il dispositivo GPS utilizzato da Alice per il cane Smoky, a individuare una possibilità concreta per rintracciarla. Gianluca Gobbi continua a restituire un personaggio che apprezzo soprattutto per la sua naturalezza, capace di mantenere un equilibrio tra professionalità e sensibilità. Parallelamente, prosegue anche il rapporto con Serena Giorgi (Sara Drago), attraverso un avvicinamento che continua a svilupparsi senza forzature. I due interpreti riescono a rendere credibile questa crescente confidenza, lasciando spazio anche a quelle piccole esitazioni che caratterizzano l’inizio di un possibile sentimento.

Massimo Marini (Giuseppe Spata) continua invece a rappresentare una figura importante all’interno della squadra. Dopo le difficoltà personali emerse nella precedente serata, lo ritroviamo coinvolto nell’indagine e, soprattutto, determinato a comprendere ciò che si nasconde dietro le minacce rivolte all’ex marito di Teresa. Giuseppe Spata mantiene quella spontaneità che caratterizza il personaggio, mostrando come la sua crescita professionale proceda parallelamente a quella personale.

Allo stesso modo, Elena Privitera (Giulia Petrungaro) trova finalmente uno spazio che va oltre la relazione con Massimo. Le sue conoscenze di storia dell’arte diventano preziose per comprendere il significato dei mosaici, permettendole di contribuire concretamente all’indagine. Ho apprezzato questa scelta narrativa perché restituisce al personaggio una maggiore autonomia, valorizzandone le competenze e ricordandoci che la sua identità non si esaurisce nel ruolo di compagna o futura madre.

Rimane poi aperta la questione legata a Sebastiano Corsi (Maurizio Donadoni). L’ex marito di Teresa sembra nascondere ancora qualcosa e il suo ritorno continua a rappresentare una presenza inquietante. Donadoni riesce a restituire questa ambiguità attraverso un personaggio che porta inevitabilmente con sé il peso delle violenze commesse. Parallelamente, l’indagine condotta da Parisi e Marini lontano dallo sguardo critico di Teresa potrebbe finalmente condurre a qualche risposta. È interessante osservare come, mentre la protagonista cerca di ricostruire la verità sugli omicidi, ci siano altri aspetti della sua vita sui quali non sembra avere il pieno controllo.

Nel complesso, il cast dimostra una notevole capacità di sostenere il racconto anche nei suoi momenti più intimi, contribuendo a rendere credibili rapporti che, episodio dopo episodio, acquistano maggiore profondità.

La regia di Kiko Rosati accompagna efficacemente questa evoluzione narrativa, valorizzando soprattutto il confronto psicologico tra i personaggi. Anche la fotografia contribuisce a mantenere quell’atmosfera inquietante che ormai riconosciamo come parte dell’identità visiva della serie.

Questa terza serata mi ha convinta di più, perché l’indagine sembra aver preso una direzione più netta, pur lasciando aperti interrogativi rilevanti. La scoperta dell’assassino non chiude il mistero, ma sposta l’attenzione sulle motivazioni e sul senso delle sue scelte; resta dunque da attendere lunedì prossimo per collegare tutti i punti.

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Antonella Bonni

Mi chiamo Antonella Bonni e sono una sceneggiatrice. La mia passione per le storie nasce da bambina, tra le fiction Rai e i libri, che mi hanno accompagnata fino alla laurea in Lettere Moderne, con una tesi dedicata a Eduardo De Filippo e Luigi Pirandello. L'amore per il cinema mi ha poi condotta a Roma, dove ho conseguito una seconda laurea in Cinema & New Media alla DAM Academy, con una tesi in sceneggiatura dedicata al ruolo del beat e al ritmo della storia. Cinema, televisione, teatro, musical e musica continuano oggi ad alimentare il mio modo di scrivere e di guardare i personaggi: mi interessa capire cosa desiderano, cosa li muove e cosa si nasconde dietro le loro parole e i loro silenzi. Da bambina guardavo quelle storie senza sapere dove mi avrebbero portata. Oggi provo a scriverne di nuove, con la speranza che possano accompagnare qualcun altro proprio come quelle hanno accompagnato me.

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