Le pagelle di Granelli | Episodio 1
🎬 Regia 8,5
📝 Sceneggiatura 8,5
📷 Fotografia 8,5
🎭 Interpretazioni 8,5
📖 Storia nel complesso 8,5
È forse uno dei momenti più alti della tua vita. Sei davanti a una platea composta dalle maestranze del cinema italiano, hai appena raggiunto uno di quei traguardi che fino a poco tempo prima potevi soltanto immaginare. Eppure, proprio in quell’istante, una domanda attraversa la mente velocissima: e adesso?

È proprio da una domanda simile che sembra prendere forma Peccato, la serie mockumentary diretta da Valerio Vestoso e scritta da Emanuela Fanelli, Giulio Somazzi e Valerio Vestoso. Presentata alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Venice Open – Fuori Concorso, e disponibile dal 2 ottobre su HBO Max, la serie è composta da sei episodi di circa 30 minuti ciascuno, in uscita ogni venerdì.
Fanelli ha raccontato che l’idea nasce dopo la vittoria del suo primo David di Donatello, nel momento in cui alla soddisfazione per il successo si affianca un pensiero opposto: e se tutto questo dovesse finire? Da qui la scelta di immaginare non un futuro ancora più luminoso, ma il fallimento, portandolo fino alle sue estreme conseguenze e trasformandolo in materiale comico.

Siamo nel 2049. Emanuela Fanelli ha 63 anni, si è ritirata dalle scene e quella che oggi conosciamo come una delle interpreti più riconoscibili della comicità italiana sembra essere diventata quasi una meteora. Un possibile “what if” attraverso il quale l’attrice gioca prima di tutto con sé stessa, con il successo e con la possibilità che ciò che oggi appare enorme possa, un giorno, diventare soltanto un ricordo.
Il primo episodio parte proprio dalla ricerca di Emanuela, affidata al giornalista Malcom Pagani. Attraverso le testimonianze di volti noti del cinema, della televisione e del giornalismo, tra cui Ferzan Özpetek, Sabrina Ferilli, Tullio Solenghi, Piera Detassis, Gianni Canova e Giovanni Benincasa, prende forma il ricordo di una Fanelli ormai lontana dalle scene. Le loro interviste si alternano alle immagini dei primi passi dell’attrice e alla ricostruzione della sua carriera, mescolando progressivamente ciò che appartiene realmente al suo percorso con ciò che, invece, esiste soltanto nel futuro immaginato da Peccato.

È qui che la regia di Valerio Vestoso trova uno degli elementi più riusciti: materiali reali e fittizi convivono fino a confondere progressivamente i confini tra la vera biografia di Fanelli e quella immaginata dalla serie. Il montaggio di Chiara Proietti contribuisce al gioco, passando dalle interviste del futuro ai frammenti del passato e costruendo, pezzo dopo pezzo, la storia di una carriera che conosciamo e contemporaneamente non conosciamo.
La sceneggiatura si muove con altrettanta agilità dentro questo meccanismo. Diretta, spigliata e profondamente ironica, riesce a utilizzare il what if non soltanto come pretesto comico, ma come punto di partenza per interrogarsi sul successo, sul fallimento e sulla possibilità di essere dimenticati. La battuta arriva spesso proprio quando la riflessione rischia di diventare più seria, mantenendo leggero il racconto senza svuotarlo del suo significato.
Anche la fotografia di Davide Manca accompagna il mockumentary senza cercare effetti futuristici evidenti. Il 2049 conserva un’immagine quotidiana e riconoscibile, contribuendo a rendere credibile il continuo gioco tra realtà e finzione.

Eppure, Peccato non si limita a ironizzare sul possibile fallimento di Emanuela Fanelli. Guardare volti appartenenti al nostro presente proiettati qualche decennio più avanti porta inevitabilmente a formulare, anche solo per un istante, un’altra domanda: e io come sarò?
Fortunatamente, prima che il pensiero possa trasformarsi in una riflessione troppo filosofica, arriva un’altra risata a interromperlo.
In circa mezz’ora, Peccato riesce così a essere una piccola coccola, diretta e profondamente autoironica. Fanelli, dopo aver conquistato il pubblico con Una pezza di Lundini, Siccità, C’è ancora domani, Call My Agent – Italia, Un altro Ferragosto e Follemente, e dopo due David di Donatello, riesce ancora una volta a sorprendere scegliendo di fare del proprio successo il terreno sul quale immaginare il proprio fallimento.
È ancora presto, dopo un solo episodio, per capire fino a dove Peccato voglia spingersi e quale significato finirà per assumere lo stesso titolo. Il meccanismo innescato, però, funziona e sarà interessante capire, episodio dopo episodio, dove il mockumentary deciderà di portarci.
Per ora una cosa è certa: davanti alla possibilità che tutto possa finire, Emanuela Fanelli ha scelto di fare ciò che le riesce meglio. Riderne.

