🎬 Le pagelle di Granelli | Episodi 3 e 4
🎬 Regia: 8
✍🏻 Sceneggiatura: 8
📸 Fotografia: 8
🎭 Interpretazioni: 8,5
📖 Storia: 8,5
Anche questa seconda serata di Libera – Il caso Elena Palma conferma le buone impressioni lasciate dai primi due episodi. La serie, diretta da Gianluca Mazzella, continua a funzionare, mantenendo un buon equilibrio tra la componente investigativa e quella più personale dei protagonisti. Le vicende diventano progressivamente più articolate, ma ciò che trovo particolarmente interessante è la capacità della narrazione di non concentrarsi esclusivamente sulla ricerca della verità, lasciando spazio anche all’evoluzione dei personaggi.

L’indagine sull’omicidio di Elena Palma continua a rappresentare il fulcro della storia, introducendo nuovi interrogativi e collegamenti che rendono sempre più difficile individuare le responsabilità dei personaggi coinvolti. La figura di Nina De Angelis (Neva Leoni) assume un’importanza maggiore, soprattutto quando il suo passato comincia a intrecciarsi con quello della vittima. La scoperta del legame tra il suo ex marito, Franco Tomizza, ed Elena, insieme al ritrovamento della collana della ragazza, contribuisce a modificare ulteriormente la direzione delle indagini.
Ho apprezzato questa evoluzione perché permette alla sceneggiatura di mantenere vivo l’interesse, senza fornire immediatamente tutte le risposte. Ogni nuovo elemento sembra mettere in discussione ciò che era stato costruito precedentemente, alimentando quella curiosità che rappresenta uno degli aspetti fondamentali di un racconto investigativo.

Continua a funzionare particolarmente bene anche il rapporto tra Libera Orlando (Lunetta Savino) e Pietro Zanon (Matteo Martari). La loro complicità appare ormai consolidata e le differenze caratteriali, anziché rappresentare un ostacolo, diventano uno dei punti di forza della narrazione. Libera continua a osservare le situazioni attraverso uno sguardo legato alla giustizia e alla ricerca della verità, mentre Pietro tende a lasciarsi coinvolgere maggiormente dalle emozioni e dalle persone che incontra.
Un’attenzione particolare merita proprio Matteo Martari, che continua a restituire le diverse sfumature di Pietro attraverso un’interpretazione convincente e naturale. Rispetto alla prima stagione, il personaggio sembra aver acquisito una maggiore consapevolezza, pur conservando quella spontaneità che lo rende particolarmente interessante. Ho apprezzato soprattutto il modo in cui l’attore riesce ad alternare i momenti più leggeri a quelli emotivamente complessi, senza perdere la credibilità del personaggio.

Pietro sta attraversando una fase della propria vita in cui il desiderio di ricominciare sembra diventare sempre più importante. Non si tratta soltanto della possibilità di costruire un nuovo rapporto sentimentale, ma anche della volontà di recuperare una dimensione personale e familiare che, fino a questo momento, non aveva avuto modo di vivere pienamente.
È proprio nel rapporto con la figlia Clara (Daisy Pieropan) che emerge uno degli aspetti più interessanti di questa evoluzione. Tra i due si percepisce una complicità sempre maggiore, costruita attraverso dialoghi, sguardi e piccoli gesti quotidiani. Pietro non sembra voler recuperare soltanto il tempo perduto, ma soprattutto imparare a essere presente nella vita della figlia, accompagnandola nelle sue esperienze e nelle sue difficoltà.
Ho apprezzato anche l’interpretazione di Daisy Pieropan, capace di restituire con naturalezza le emozioni di Clara. La giovane attrice riesce a rappresentare un personaggio che sta affrontando una fase importante della propria crescita: la maturità. Particolarmente interessante è anche l’infatuazione per Damiano. Un sentimento che contribuisce a raccontare Clara non soltanto attraverso il rapporto con il padre, ma anche come una ragazza che sta imparando a conoscere se stessa e a confrontarsi con ciò che prova.
È proprio questa doppia dimensione a rendere interessante il suo percorso: da una parte il legame con Pietro, che continua a consolidarsi, dall’altra la scoperta di sentimenti nuovi, che inevitabilmente accompagnano la crescita. Daisy Pieropan riesce a restituire entrambe le sfumature con spontaneità, contribuendo a rendere credibile l’evoluzione del personaggio.

Un altro elemento che ho trovato particolarmente interessante riguarda l’importanza attribuita al latino all’interno della storia. Non si tratta semplicemente della presenza di una materia scolastica, ma di una scelta narrativa che permette di valorizzare il significato delle parole e il loro rapporto con il presente.
Trovo interessante che una fiction televisiva scelga di dedicare spazio a una lingua che spesso viene considerata lontana dalla quotidianità, dimostrando invece quanto possa ancora essere attuale. Il latino diventa parte del racconto e offre un’ulteriore occasione per riflettere sul linguaggio, sulla conoscenza e sulla capacità di interpretare ciò che ci circonda.

È un aspetto che apprezzo particolarmente perché dimostra come anche un elemento apparentemente secondario possa contribuire ad arricchire la costruzione di una storia. La conoscenza non viene presentata esclusivamente come qualcosa da apprendere, ma anche come uno strumento attraverso cui osservare la realtà da prospettive differenti. E credo che questa attenzione rappresenti un valore aggiunto per una serie che, pur appartenendo al genere investigativo, continua a trovare spazio per raccontare anche altro.
Tornando alle vicende personali di Pietro, il rapporto con Nina rappresenta un ulteriore elemento di complessità. Quella che inizialmente sembrava essere la possibilità di un nuovo inizio si intreccia inevitabilmente con l’indagine, costringendo il protagonista a confrontarsi con una situazione tutt’altro che semplice. Il coinvolgimento sentimentale rischia infatti di influenzare le sue decisioni, soprattutto quando la donna diventa una delle principali sospettate.

Neva Leoni riesce a restituire questa ambiguità attraverso un’interpretazione misurata, lasciando emergere le difficoltà di un personaggio il cui passato sembra avere ancora conseguenze importanti sul presente. È interessante osservare come la sceneggiatura scelga di non rendere immediatamente comprensibili tutte le sue intenzioni, mantenendo viva l’incertezza attorno alla sua figura.

Parallelamente, continua a svilupparsi anche la vicenda di Cesare Scuderi (Gaetano Bruno), impegnato in un’indagine legata al traffico d’armi. Una linea narrativa che contribuisce ad ampliare il racconto e che permette di introdurre nuove dinamiche, senza abbandonare quelle già presenti. Il rapporto con Isabella Orlando (Monica Dugo) aggiunge inoltre una dimensione più personale al personaggio, mostrando quanto anche le scelte professionali possano avere conseguenze importanti sulla vita privata.

Dal punto di vista interpretativo, Lunetta Savino continua a confermare la propria capacità di sostenere il racconto. La sua Libera mantiene quella determinazione che la contraddistingue, ma lascia emergere anche una sensibilità che rende il personaggio particolarmente umano. È proprio questo equilibrio tra fermezza e fragilità a rappresentare uno degli aspetti più riusciti della sua interpretazione.
Accanto a lei, Matteo Martari continua a dimostrare una buona versatilità, mentre Gaetano Bruno contribuisce a introdurre nuove sfumature attraverso un personaggio che sembra avere ancora molto da raccontare.
Anche dal punto di vista tecnico, la serie mantiene una buona qualità. La regia di Gianluca Mazzella accompagna efficacemente lo sviluppo delle vicende, attraverso una scelta delle inquadrature funzionale al racconto. La fotografia contribuisce a valorizzare le ambientazioni e a mantenere una coerenza visiva con la prima stagione, mentre il ritmo narrativo permette di seguire i diversi intrecci senza perdere il filo della storia.

Nel complesso, questa seconda serata conferma quanto già apprezzato nella precedente. Libera continua a essere un prodotto interessante proprio perché riesce a intrecciare la dimensione giudiziaria con quella umana, mostrando come la ricerca della verità non riguardi soltanto la risoluzione di un caso, ma anche il rapporto che ciascun personaggio costruisce con il proprio passato e con le persone che lo circondano.
È proprio questo uno degli aspetti più riusciti della serie: ricordarci che, mentre cerchiamo di comprendere ciò che è accaduto agli altri, continuiamo inevitabilmente a fare i conti anche con noi stessi.


