Le pagelle di Granelli | Terza serata – Episodi 5 e 6
🎬Regia 8,5
📝Sceneggiatura 8
📷Fotografia 8
🎭Interpretazioni 9
📖 Storia nel complesso 8,5
Ci sono storie che riescono a emozionarci anche quando sappiamo già come andranno a finire. È forse questo uno degli aspetti che emerge maggiormente dalla terza serata di DOC – Nelle tue mani 4, che torna tra le corsie del Policlinico Ambrosiano con due episodi capaci di aggiungere nuovi tasselli alla narrazione e di chiudere alcune questioni rimaste in sospeso.
La quinta puntata ci porta davanti a una scoperta: Andrea Fanti (Luca Argentero) ha un meningioma benigno. La sua condizione potrebbe compromettere ulteriormente la memoria, mettendolo davanti al rischio di perdere i ricordi più lontani oppure quelli recenti.

Quanto sono essenziali i ricordi nella costruzione della nostra identità? Sono parte di noi, raccontano chi siamo stati, le scelte che abbiamo compiuto, le persone che abbiamo incontrato e ciò che ci ha portato a essere quelli che siamo oggi. Per Andrea, che ha già dovuto ricostruire una parte della propria esistenza, la possibilità di perdere nuovamente la memoria assume un significato ancora più profondo. Eppure, nonostante i rischi, Doc decide di non sottoporsi all’intervento chirurgico, scegliendo invece di ricorrere alla radioterapia. Una decisione che apre nuovi interrogativi sul suo futuro e, soprattutto, sulle conseguenze che potrebbe avere nei rapporti con le persone che gli stanno accanto.
Sempre nel quinto episodio viene affrontata un’altra tematica importante, della quale forse si parla ancora troppo poco o sulla quale non sempre abbiamo informazioni sufficienti: la donazione degli organi.
È stato emozionante assistere alla scena del matrimonio tra un paziente in fin di vita e la sua compagna, ma lo è stato ancora di più vedere una donna, apparentemente sconosciuta, scegliere di donare il proprio rene. Un gesto che porta lo spettatore a riflettere su quanto una decisione individuale possa incidere sulla vita di un’altra persona. In fondo, donare significa anche offrire a qualcuno una possibilità, e la fiction riesce a raccontarlo attraverso una vicenda che mette al centro la solidarietà e il valore della vita.

Dal punto di vista della sceneggiatura, però, queste due puntate presentano un limite che non posso ignorare: la prevedibilità. Pur riuscendo a emozionare, gli sviluppi narrativi risultano spesso facilmente intuibili e i meccanismi messi in atto sembrano seguire un percorso già tracciato. In diversi momenti, lo spettatore può anticipare ciò che accadrà, perdendo parte di quella sorpresa che dovrebbe accompagnare il racconto.
Questo, tuttavia, non significa che le vicende perdano la loro forza emotiva. Continuo ad apprezzare i messaggi che gli sceneggiatori scelgono di trasmettere attraverso i personaggi e i casi clinici. Emozionare, però, non significa necessariamente sorprendere. Ed è proprio questa la distinzione che, a mio avviso, emerge dalla terza serata: una narrazione che conserva la capacità di coinvolgere, ma che potrebbe osare maggiormente nella costruzione degli eventi.
Nel sesto episodio torniamo invece a una delle vicende rimaste aperte nelle puntate precedenti: quella di Federico Lentini (Giacomo Giorgio). Il suo ricovero, legato all’eccessivo consumo di alcol, porta alla luce un malessere che non è soltanto fisico, ma anche profondamente interiore. È il dolore di chi si sente solo, abbandonato e forse dimenticato proprio dalle persone dalle quali avrebbe voluto essere compreso.

È qui che emerge un’altra riflessione: a volte siamo così occupati a osservare ciò che accade nella nostra vita da dimenticarci di alzare lo sguardo e guardare chi abbiamo accanto. Non sempre il dolore si manifesta attraverso le parole. A volte rimane nascosto dietro un comportamento, un silenzio o un gesto che rischiamo di interpretare superficialmente.
Andrea Fanti è entrato nel cuore degli italiani anche per questo: per la sua determinazione nel guardare e aiutare chi ha davanti. Il suo metodo poco ortodosso, legato anche alla condizione della sua corteccia prefrontale, continua a ricordarci un aspetto fondamentale della medicina che, nella frenesia della quotidianità, rischia di passare in secondo piano: ascoltare e parlare con il paziente.
Non limitarsi a osservare i sintomi o a individuare una patologia, ma cercare di comprendere la persona che li manifesta, perché dietro una diagnosi possono esserci una paura, una sofferenza o una richiesta d’aiuto che non sempre vengono espresse apertamente. È proprio questa capacità di osservare oltre ciò che appare a rendere Andrea un personaggio al quale il pubblico continua ad affezionarsi.

Ancora una volta, DOC ci mette davanti a piccole lezioni di vita. E, parlando della vicenda di Federico, non posso non soffermarmi sull’interpretazione di Giacomo Giorgio. Il dolore, la rabbia e la stanchezza del personaggio risultano palpabili attraverso i gesti, gli sguardi e le espressioni. Giorgio riesce a restituire la fragilità di Federico senza affidarsi soltanto alle parole, dando profondità a un personaggio che, in queste puntate, mostra un lato particolarmente vulnerabile.
Anche il resto del cast continua a portare avanti i propri archi narrativi, lasciando aperti diversi interrogativi. Martina Carelli (Laura Cravedi) torna a lavorare, ma è davvero pronta a riprendere in mano la propria quotidianità dopo quanto accaduto? Riccardo Bonvegna (Pierpaolo Spollon) deve ancora confrontarsi con un sentimento che fatica a esprimere, mentre Lin Wang (Elisa Wong) si trova a fare i conti con Federico e con le conseguenze di ciò che è accaduto tra loro.

Giulia Giordano (Matilde Gioli), invece, sembra essersi finalmente liberata, nel finale dell’episodio, del peso del segreto legato a Federico Lentini. La primaria si è trovata costretta a prendere parte a una decisione che ha contribuito a incastrarlo. Eppure, quando ha avuto la possibilità di intervenire per salvarlo, ha preferito arginare la situazione, cercando di proteggere l’ospedale e gli altri medici.
Una scelta che apre una riflessione sulla responsabilità individuale: fino a che punto possiamo giustificare le nostre azioni quando siamo costretti a scegliere tra il bene di una persona e quello di molte altre? E soprattutto, essere costretti a prendere una decisione significa essere sollevati dalle sue conseguenze? Giulia sembra aver trovato il modo di alleggerire la propria coscienza, ma questo non cancella ciò che è accaduto a Federico, perché anche quando una scelta appare necessaria, le sue conseguenze continuano a esistere.

E poi c’è Andrea, che ancora una volta scopre un segreto che la sua stessa «famiglia» gli ha tenuto nascosto. Una nuova frattura che apre interrogativi sul rapporto tra fiducia, protezione e verità. È giusto nascondere qualcosa a una persona per proteggerla, anche quando quella verità la riguarda direttamente?
C’è un elemento che sembra legare le vicende di Andrea, Federico e Giulia: il rapporto con il passato. Andrea rischia di perdere i propri ricordi, Federico continua a soffrire per ciò che gli è accaduto, mentre Giulia deve convivere con una decisione che non può cancellare. Tre modi diversi di confrontarsi con ciò che siamo stati e con le conseguenze che il passato continua ad avere sul presente.
Sul piano della regia, anche questi episodi mantengono un ritmo capace di accompagnare lo spettatore tra i casi clinici e le vicende personali dei protagonisti. La fotografia contribuisce a conservare quell’atmosfera ormai familiare dell’Ambrosiano, mentre le interpretazioni rappresentano uno degli elementi più convincenti della serata, soprattutto nei momenti in cui il racconto lascia spazio alle fragilità dei personaggi.
Nel complesso, questa terza serata conferma la capacità di DOC – Nelle tue mani di costruire storie nelle quali lo spettatore possa riconoscere qualcosa della propria quotidianità. Pur con qualche sviluppo narrativo prevedibile, rimangono vivi il coinvolgimento emotivo e il desiderio di continuare a seguire le vicende dei protagonisti.
Anche in queste puntate, DOC si conferma quella fiction del giovedì sera che si aspetta con trepidazione e che si segue fino all’ultimo fotogramma. Una serie che continua a intrecciare le vicende ospedaliere con quelle personali, lasciando allo spettatore non soltanto nuove domande sulla storia, ma anche qualcosa su cui riflettere: comprendere davvero chi abbiamo davanti e imparare a guardare oltre ciò che vediamo.


