Le pagelle di Granelli | Quarta serata – Episodi 7 e 8
🎬 Regia 8
📝 Sceneggiatura 7,5
📷 Fotografia 8
🎭 Interpretazioni 9
📖 Storia nel complesso 8
La quarta serata di DOC – Nelle tue mani 4 segna un rallentamento rispetto agli appuntamenti precedenti. I due episodi continuano a raccontare storie interessanti e a sviluppare le vicende dei protagonisti, ma dal punto di vista narrativo il ritmo appare meno sostenuto. Il coinvolgimento emotivo non manca, così come non vengono meno le buone interpretazioni, ma questa volta ho avvertito una maggiore lentezza nello sviluppo degli eventi.

I casi clinici continuano a rappresentare una parte importante del racconto. Nel settimo episodio, Mostri, conosciamo una ragazza che nasconde una situazione familiare complessa, legata anche al rapporto con il fratello. Nell’ottavo, Pinocchio, invece, il ricovero di una parente del direttore sanitario Stefano Campigli (Gabriele Falsetta) offre l’occasione per approfondire ulteriormente il suo passato e le questioni ancora irrisolte che lo riguardano.

Sono storie che conservano la capacità di suscitare interesse, ma che, almeno in questa serata, non riescono sempre a imprimere alla narrazione lo stesso ritmo delle puntate precedenti. La sensazione è quella di trovarsi davanti a episodi che preferiscono soffermarsi maggiormente sulle vicende dei personaggi, rallentando però l’avanzamento della storia principale.
Sul piano delle interpretazioni, invece, continuo a trovare il cast particolarmente convincente. In queste due puntate, però, vorrei soffermarmi soprattutto su Pierpaolo Spollon, interprete di Riccardo Bonvegna.

Riccardo è un personaggio che, nel corso delle stagioni, ha attraversato momenti difficili e che spesso si è ritrovato a essere un punto di riferimento per gli altri. È stato presente, ha sostenuto chi aveva bisogno di lui e ha cercato di affrontare le proprie difficoltà senza mostrarle troppo apertamente. Eppure, osservandolo, viene spontaneo domandarsi quante persone si siano realmente fermate a chiedergli come stesse.
È proprio in questo aspetto che ho trovato particolarmente riuscita l’interpretazione di Spollon. Nel non detto, negli sguardi e nei piccoli gesti, riesce a restituire la sofferenza di un personaggio che sembra abituato a occuparsi degli altri, ma molto meno a essere ascoltato. Una sofferenza che non ha bisogno di essere dichiarata apertamente per arrivare allo spettatore.
Nelle precedenti puntate avevamo già osservato quanto Riccardo avvertisse il peso di essere considerato un eroe. Ora sembra emergere qualcosa di ancora più personale: il bisogno di essere visto non soltanto per ciò che fa, ma anche per ciò che prova. È un aspetto che, a mio avviso, potrebbe trovare maggiore spazio nei prossimi episodi e che rende il suo arco narrativo particolarmente interessante.
Un’altra presenza che ho apprezzato è quella di Pietro, il nipote di Damiano Cesconi (Marco Rossetti). La dolcezza del ragazzo e il suo modo di rapportarsi allo zio contribuiscono a rendere particolarmente coinvolgenti le scene che li vedono insieme. Attraverso questo rapporto emerge anche la fragilità di Damiano, un medico abituato ad affrontare le preoccupazioni dei familiari dei pazienti, ma che questa volta si ritrova personalmente dall’altra parte.

Un’altra vicenda sulla quale vorrei soffermarmi è quella di Giulia Giordano (Matilde Gioli) e Stefano Campigli. Il bacio tra i due sembra aprire una nuova possibilità sentimentale per Giulia, ma allo stesso tempo lascia emergere un’insicurezza che continua ad accompagnare il suo personaggio.

Giulia sembra non riuscire a trovare davvero il proprio posto dal punto di vista sentimentale, quasi fosse costantemente alla ricerca di qualcosa che possa darle stabilità. È una donna che abbiamo imparato a conoscere soprattutto attraverso la sua determinazione professionale, ma che nei rapporti personali mostra fragilità e incertezze. Viene spontaneo domandarsi se questo avvicinamento a Stefano possa rappresentare qualcosa di più oppure se ci sarà un nuovo tentativo di riavvicinamento a Damiano, nella speranza di trovare finalmente un equilibrio che possa alleggerire il peso delle sue insicurezze.

Parallelamente, continua a svilupparsi il mistero legato alla morfina. I sospetti sembrano indirizzarsi verso Lidia Morganti (Cristina Marino), la dottoressa a gettone che, proprio per la natura del suo incarico, ha la possibilità di lavorare in diversi reparti dell’ospedale. Un elemento che potrebbe renderla una delle possibili responsabili delle morti sospette.

Tuttavia, preferisco non formulare conclusioni affrettate. DOC ci ha già abituati a costruire piste narrative che sembrano condurre verso una risposta precisa, salvo poi rivelare qualcosa di diverso. Anche nelle stagioni precedenti, il mistero legato alla morte di Lorenzo Lazzarini aveva mostrato quanto le apparenze potessero essere ingannevoli.
Non escluderei, quindi, neppure un possibile coinvolgimento di Claudia Cinone (Sara Mondello), la radiologa ed ex compagna di Damiano Cesconi, che per il suo ruolo potrebbe avere accesso a diverse aree dell’ospedale. Al momento rimangono soltanto ipotesi e preferisco attendere i prossimi episodi prima di esprimere un giudizio.

Dal punto di vista della sceneggiatura, il rallentamento è probabilmente l’elemento che ho avvertito maggiormente. Le vicende proseguono, i personaggi continuano a evolversi e vengono introdotte nuove informazioni, ma non sempre queste riescono a tradursi in un avanzamento narrativo altrettanto incisivo. Quello che continua a funzionare è soprattutto la costruzione dei rapporti umani. Anche quando la storia procede più lentamente, rimane il desiderio di comprendere meglio i protagonisti, le loro fragilità e ciò che ancora nascondono.
Sul piano della regia, le due puntate mantengono una costruzione visiva coerente con il linguaggio della serie, accompagnando lo spettatore tra i casi clinici e le vicende personali. La fotografia contribuisce a conservare l’atmosfera ormai familiare del Policlinico Ambrosiano, senza però introdurre elementi che, in questa serata, mi abbiano colpito particolarmente rispetto agli episodi precedenti.
Nel complesso, questa quarta serata non raggiunge, dal punto di vista del ritmo, il coinvolgimento degli appuntamenti precedenti. Rimangono però interpretazioni convincenti, casi clinici interessanti e diversi interrogativi ancora aperti.
DOC – Nelle tue mani continua così a mantenere viva la curiosità dello spettatore, anche quando sceglie di rallentare il passo. E forse, proprio osservando Riccardo Bonvegna, queste due puntate ci ricordano qualcosa che rischiamo spesso di dimenticare: essere presenti per gli altri non significa non avere bisogno, a nostra volta, di qualcuno che si accorga di noi.


