DOC 4-PAGELLA E RECENSIONE

Le pagelle di Granelli | Prima serata – Episodi 1 e 2

🎬 Regia 8

📝 Sceneggiatura 8

📷 Fotografia 7

🎭 Interpretazioni 8,5

📖 Storia nel complesso 7,5

DOC – Nelle tue mani torna su Rai 1 con una quarta stagione che riporta il pubblico all’interno del Policlinico Ambrosiano, tra volti familiari, nuovi arrivi e vite che si intrecciano. Diretti da Nicola Abbatangelo, che firma i primi otto episodi della stagione, i primi due riportano al centro Andrea Fanti, interpretato da Luca Argentero, dopo un periodo trascorso lontano dall’ospedale.

Ritrovare DOC è sempre piacevole, soprattutto per un pubblico che negli anni si è affezionato non soltanto alle vicende dei singoli protagonisti, ma anche alle relazioni che li legano. Amicizie, conflitti e storie sentimentali continuano ad alimentare l’interesse degli spettatori, eppure ogni volta c’è qualcosa di diverso, perché la fiction si evolve insieme ai suoi personaggi.

Andrea rientra in un ospedale che non è più quello che aveva lasciato. Giulia Giordano, interpretata da Matilde Gioli, è diventata primaria di Medicina Interna e deve gestire un reparto in difficoltà economica, mentre il nuovo direttore sanitario Stefano Campigli (Gabriele Falsetta) è chiamato a intervenire sui conti dell’Ambrosiano. Il cambiamento si scontra inevitabilmente con il modo di intendere la medicina di Andrea, da sempre fondato sull’ascolto e sull’attenzione alla persona.

DOC torna così a raccontare ancora una volta una realtà che va oltre le singole vicende ospedaliere. Un reparto di Medicina Interna costretto a fare i conti con tagli, carenza di personale e meno tempo da dedicare ai pazienti diventa quindi lo specchio di una difficoltà che appartiene alla quotidianità della sanità. È interessante, allora, osservare non soltanto chi ritorna al Policlinico Ambrosiano, ma soprattutto come lo ritrova.

La regia di Nicola Abbatangelo mantiene un ritmo coinvolgente, accompagnando lo spettatore tra i casi medici e le vicende personali senza perdere il legame con l’identità costruita nelle stagioni precedenti. La fotografia di Mirco Sgarzi rimane coerente con l’atmosfera della serie, conservando quell’identità visiva ormai familiare al pubblico.

A distinguersi sono soprattutto le interpretazioni. Luca Argentero, Matilde Gioli, Pierpaolo Spollon, Marco Rossetti, Elisa Di Eusanio, Laura Cravedi ed Elisa Wong permettono di ritrovare personaggi che, stagione dopo stagione, sono diventati familiari al pubblico. Non si tratta però soltanto dell’affetto costruito negli anni: gli interpreti riescono a restituire anche i cambiamenti attraversati dai loro personaggi, contribuendo a quella sensazione di evoluzione che accompagna il ritorno della serie.

E poi c’è Sara Lazzaro. La mancanza di Agnese si sentirà inevitabilmente. È un personaggio che nel corso delle stagioni ha portato sulle proprie spalle prima il dolore di una madre che perde un figlio e poi quello di una donna costretta a fare i conti con la malattia. Se abbiamo amato Agnese e continuiamo ad amarla è anche grazie a Sara Lazzaro, che ha saputo donarle tridimensionalità e, soprattutto, amore. La cura con cui ha costruito Agnese si percepisce sullo schermo: non l’ha mai ridotta al dolore che attraversava, ma ha saputo restituirle l’essere madre, medico e donna.

Accanto ai volti storici, i nuovi arrivati riescono fin da subito a ritagliarsi uno spazio all’interno di un cast già consolidato. Alessandro Piavani, nei panni di Matteo Pellegrini, e Gabriele Falsetta, in quelli di Stefano Campigli, introducono due presenze molto diverse. Il rapporto tra Andrea e Matteo sembra avere già delle buone basi, non soltanto nel legame tra mentore e allievo, ma anche nella vicinanza che comincia a emergere nei momenti di difficoltà. I due sembrano diventare, fin da subito, l’uno la spalla dell’altro. Andrea riconosce qualcosa di sé nel giovane specializzando e proprio questo suscita interesse su come evolverà il loro rapporto. La curiosità riguarda anche il confronto tra Andrea e Stefano Campigli, portatore di una visione dell’ospedale molto distante da quella di Fanti: sarà interessante capire fino a che punto il loro scontro resterà sul terreno professionale e quanto, invece, finirà per intrecciarsi con i sentimenti e il mistero della stagione. Tra i nuovi ingressi troviamo inoltre Cristina Marino, che interpreta Lidia Morganti, Irene Ferri, nel ruolo di Paola Grandi, Sara Mondello, nei panni di Claudia Cinone, e Andrea Pennacchi, che interpreta Dante Pellegrini. È proprio l’equilibrio tra interpreti ormai legati all’identità di DOC e nuovi volti a contribuire al rinnovamento della serie: la rende accogliente per chi già la conosce, ma al tempo stesso capace di agganciare lo spettatore attraverso nuove dinamiche.

La sceneggiatura mantiene una continuità con le stagioni precedenti senza rinunciare a nuovi conflitti. Il soggetto di serie è firmato da Francesco Arlanch e Viola Rispoli, che insieme a Paolo Piccirillo firmano anche l’adattamento del soggetto di serie. Gli Story Editor sono Mattia Carnesecca e Giovanni Piras, ai quali si affianca Cecilia Leardini per i primi quattro episodi. Al centro delle prime puntate comincia inoltre a delinearsi il mistero delle morti legate alla somministrazione di morfina ai pazienti, destinato a diventare uno dei fili conduttori della stagione. Un elemento che incuriosisce, ma sul quale rimane per il momento qualche riserva. La speranza è che la soluzione non si riveli troppo scontata, soprattutto rispetto alla figura del nuovo direttore sanitario Stefano Campigli, sul quale la narrazione sembra già indirizzare i primi sospetti. Se sia realmente questa la strada intrapresa dalla sceneggiatura o soltanto una prima pista destinata a essere ribaltata, saranno i prossimi episodi a dirlo.

La storia nel complesso restituisce il piacere di ritrovare una fiction alla quale il pubblico si è affezionato e, allo stesso tempo, la volontà di intraprendere nuove strade. Siamo soltanto all’inizio e il giudizio non può che rimanere aperto, ma queste prime due puntate mostrano come DOC – Nelle tue mani stia cercando di rinnovarsi senza rinunciare a ciò che l’ha resa una fiction amata dal pubblico.

Dunque, è tornato l’appuntamento del giovedì sera e non resta che attendere la prossima settimana per scoprire i nuovi sviluppi narrativi. In fondo, anche noi, come Andrea, stiamo tornando nello stesso luogo, ritrovando le stesse persone e conoscendone di nuove, accorgendoci che, nel frattempo, qualcosa è cambiato. E, forse, anche un po’ noi.

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Antonella Bonni

Mi chiamo Antonella Bonni e sono una sceneggiatrice. La mia passione per le storie nasce da bambina, tra le fiction Rai e i libri, che mi hanno accompagnata fino alla laurea in Lettere Moderne, con una tesi dedicata a Eduardo De Filippo e Luigi Pirandello. L'amore per il cinema mi ha poi condotta a Roma, dove ho conseguito una seconda laurea in Cinema & New Media alla DAM Academy, con una tesi in sceneggiatura dedicata al ruolo del beat e al ritmo della storia. Cinema, televisione, teatro, musical e musica continuano oggi ad alimentare il mio modo di scrivere e di guardare i personaggi: mi interessa capire cosa desiderano, cosa li muove e cosa si nasconde dietro le loro parole e i loro silenzi. Da bambina guardavo quelle storie senza sapere dove mi avrebbero portata. Oggi provo a scriverne di nuove, con la speranza che possano accompagnare qualcun altro proprio come quelle hanno accompagnato me.

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