Tutto l’amore che resta: Le Pagelle di Granelli/Episodi 1 e 2

Tutto l’amore che resta – Rai Fiction torna in onda con il nuovo palinsesto

Le pagelle di Granelli-la serie/Episodi 1 e 2

🎬 Regia 7,5
📝 Sceneggiatura 7
📷 Fotografia 7,5
🎭 Interpretazioni 8−
📖 Storia nel complesso 8

Le prime due puntate di Tutto l’amore che resta, la nuova fiction Rai diretta da Andrea Rebuzzi, ci portano in una Frascati diversa e, soprattutto, in una realtà scolastica differente da quelle che siamo abituati a vedere nelle fiction Rai. Al centro del racconto troviamo il liceo Helen Keller, fondato e diretto da Stefano Fogli, interpretato da Raoul Bova: un istituto che accoglie studenti con e senza disabilità, facendo dell’inclusione il proprio valore fondamentale.

La serie è basata sull’originale francese Lycée Toulouse-Lautrec, creato da Fanny Riedberger, con adattamento italiano del soggetto di Massimo Bacchini ed Elena Tramonti. La sceneggiatura è firmata da Massimo Bacchini, Sara Cavosi ed Elena Tramonti.

In un periodo storico in cui sembriamo quasi dimenticarci del significato di comunità, questa storia ci ricorda quanto sia importante conoscere realtà diverse dalla nostra e imparare a riconoscere le necessità degli altri. Un racconto che si rivolge anche ai ragazzi di oggi, invitandoli a riflettere su quanto le nostre azioni, persino quelle apparentemente più insignificanti, possano avere conseguenze sulla vita degli altri.

Ma quanto possono pesare le azioni? Una delle scene più significative della serata è quella in cui Ambra, interpretata da Adriana Savarese, viene lasciata sola in bagno da Vittoria, interpretata da Gloria Harvey. Una scena che colpisce non soltanto per ciò che accade, ma anche per come viene raccontata. Attraverso un’inquadratura dall’alto, la regia riesce a trasmettere il senso di isolamento e la pressione vissuta dal personaggio. Nel corso dei due episodi, anche la fotografia alterna tonalità calde e fredde, accompagnando gli stati d’animo dei protagonisti. Siamo abituati a riconoscere il bullismo nelle sue manifestazioni più evidenti, ma quante volte ci soffermiamo sulle conseguenze di una semplice mancanza di considerazione? Anche un gesto apparentemente insignificante, una mancanza di attenzione o l’incapacità di mettersi nei panni degli altri possono provocare dolore.

La regia di Rebuzzi, almeno in queste prime due puntate, mostra una buona direzione degli attori, sostenuta dalla fotografia di Giuseppe Chessa. A distinguersi sono soprattutto le interpretazioni dei giovani protagonisti: Gloria Harvey, Francesco Leo, Adriana Savarese e Francesco De Rosa, che interpreta Matteo, il fratello autistico di Vittoria. Sono proprio i ragazzi a sostenere buona parte del racconto, dando vita alle diverse dinamiche che si sviluppano all’interno dell’istituto.

Qualche riserva riguarda invece la sceneggiatura. Il rapporto che sembra nascere tra Vittoria e Giulio, interpretato da Francesco Leo, lascia intravedere uno sviluppo sentimentale piuttosto familiare. Il possibile intreccio tra i loro sentimenti e gli eventi del passato suscita qualche perplessità sulla prevedibilità del racconto. È tuttavia ancora presto per capire in quale direzione si muoveranno i personaggi e se queste prime impressioni verranno confermate o ribaltate.

La storia, nel suo complesso, presenta uno spunto interessante: raccontare adolescenti che, al di là delle proprie condizioni, condividono desideri, paure, primi amori e difficoltà nei rapporti con gli altri. L’inclusione non dovrebbe essere soltanto un principio dichiarato, ma qualcosa che prende forma nelle relazioni e nei piccoli gesti quotidiani.

Siamo soltanto all’inizio e il giudizio non può che rimanere aperto. Queste prime due puntate, però, pongono le basi di un racconto capace di suscitare curiosità e di invogliare lo spettatore a scoprire come si evolveranno le vicende dei protagonisti. Perché, in fondo, una comunità non si costruisce soltanto imparando a convivere, ma soprattutto riconoscendo il valore di ogni persona che ne fa parte.

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Antonella Bonni

Mi chiamo Antonella Bonni e sono una sceneggiatrice. La mia passione per le storie nasce da bambina, tra le fiction Rai e i libri, che mi hanno accompagnata fino alla laurea in Lettere Moderne, con una tesi dedicata a Eduardo De Filippo e Luigi Pirandello. L'amore per il cinema mi ha poi condotta a Roma, dove ho conseguito una seconda laurea in Cinema & New Media alla DAM Academy, con una tesi in sceneggiatura dedicata al ruolo del beat e al ritmo della storia. Cinema, televisione, teatro, musical e musica continuano oggi ad alimentare il mio modo di scrivere e di guardare i personaggi: mi interessa capire cosa desiderano, cosa li muove e cosa si nasconde dietro le loro parole e i loro silenzi. Da bambina guardavo quelle storie senza sapere dove mi avrebbero portata. Oggi provo a scriverne di nuove, con la speranza che possano accompagnare qualcun altro proprio come quelle hanno accompagnato me.

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