Barbara d’Urso nella giuria di Ballando con le Stelle sembrava una di quelle operazioni televisive perfette sulla carta, un po’ meno facili da tradurre sullo schermo. Il nome c’era, il personaggio pure, la curiosità tantissima. Ma bastava questo per occupare una sedia che negli anni ha contribuito parecchio agli equilibri – e agli squilibri – del programma? Tre puntate dopo, la risposta è piuttosto semplice: SI. Anzi, Milly Carlucci probabilmente ci aveva visto molto più lungo di noi.

Perché Barbara d’Urso non si è limitata a entrare nella giuria di Ballando. Se l’è presa. Ha capito il gioco, ne ha studiato i meccanismi e nel giro di pochissimo tempo sembra seduta lì da anni. Oggi ha qualcosa da dire praticamente a tutti e, cosa ancora più importante, non parla mai tanto per riempire il tempo tra un’esibizione e una paletta alzata. Commenta il ballo, osserva l’interpretazione, cerca il personaggio e, quando serve, costruisce la dinamica. Con un concorrente punzecchia, con un altro scherza, con un altro ancora provoca. Non aspetta che sia il programma a servirle il momento televisivo: spesso è lei a crearlo. E questa, piaccia o meno Barbara d’Urso, è una capacità che non si impara. Si chiama televisione.

Ed è probabilmente questo il punto. Barbara conosce il mezzo televisivo come pochissimi altri. Sa quando parlare, quando insistere, quando una frase può diventare un siparietto e quando invece è meglio fermarsi. Soprattutto, ha capito una cosa fondamentale: Ballando con le Stelle non è – e non è mai stato – soltanto una gara di ballo. Se lo fosse, probabilmente durerebbe un’ora e mezza e il sabato sera andremmo tutti a dormire molto prima. È uno show fatto di esibizioni, certo, ma anche di caratteri, rivalità, battibecchi, storie e piccoli casi televisivi da far lievitare puntata dopo puntata.

E Barbara, in questo, gioca in casa.
La sorpresa più interessante, però, è che non sta facendo semplicemente “Barbara d’Urso a Ballando”. Non ha trasportato in blocco il personaggio costruito in decenni di televisione dentro gli studi televisivi di Saxa Rubra in Rai. Si è adattata a un ruolo nuovo senza perdere quello che la rende riconoscibile. Ed è forse questa la qualità che le va riconosciuta più di tutte: la capacità di reinventarsi.

L’abbiamo vista attrice, conduttrice, ballerina, youtuber, padrona di casa di programmi capaci di occupare interi pomeriggi e prime serate, regina di un certo modo di fare televisione e poi, improvvisamente, lontana da quel piccolo schermo che sembrava quasi appartenerle.
Adesso torna in una veste completamente diversa e dimostra di poter funzionare anche senza avere uno studio tutto suo, una scaletta da governare o una telecamera da chiamare “amica”. Le basta una sedia. E, possibilmente, qualcuno davanti da stuzzicare. Non era scontato. Anche perché sostituire ciò che per anni ha funzionato in un programma è sempre un rischio. Il pubblico televisivo è conservatore persino quando sostiene di volere novità: cambiate una poltrona, una sigla o mezzo opinionista e sembra sia stato profanato un tempio. E invece Milly Carlucci ha azzeccato la scelta. Il passato non si rimpiange perché Barbara non prova a replicarlo: porta semplicemente qualcosa di diverso. E soprattutto porta se stessa.

Tra poco tornerà anche a una delle sue grandi passioni, il teatro, con Barbaramente, ulteriore tappa di una carriera che continua a cambiare forma senza perdere la capacità di attirare attenzione.

Alla terza puntata, quindi, il verdetto può essere emesso senza bisogno di tesoretti: Barbara d’Urso è promossa a pieni voti. Ora la sfida è mantenere questo ritmo nelle prossime settimane, quando l’effetto novità sarà definitivamente svanito e le dinamiche del programma inevitabilmente si ripeteranno. Ma se continuerà così, il problema di Ballando con le Stelle non sarà capire se Barbara d’Urso funziona nella giuria. Sarà capire come abbiamo fatto a pensare, anche solo per una puntata, che potesse non funzionare.

