Da bambino fan di Rex a protagonista della nuova serie: il racconto sincero di un attore che non ha mai dimenticato le proprie radici
di Pierluigi Iorio per Granelli-la serie
Ci sono sogni che nascono davanti a uno schermo televisivo e che sembrano destinati a rimanere tali. Poi, a volte, la vita decide di scrivere una sceneggiatura ancora più sorprendente di qualsiasi fiction.
È quello che è accaduto a Ferdinand Seebacher, uno degli attori più amati del panorama televisivo austro-tedesco, oggi noto al pubblico italiano per il ruolo dell’ispettore Alex Berger nella nuova serie Commissario Rex – Vienna Calling. Ospite di Granelli-la serie, Seebacher si è raccontato con grande sincerità, parlando della sua infanzia tra le montagne austriache, della carriera, dei sacrifici necessari per inseguire una passione e dei valori che continuano a guidarlo ogni giorno.
Ne emerge il ritratto di un uomo autentico, lontano dagli stereotipi della celebrità e profondamente legato alla famiglia, al lavoro e alla propria identità.
Il bambino che sognava Rex
Per Ferdinand entrare nel cast di Commissario Rex non è stata una semplice opportunità professionale. È stata la realizzazione di un sogno nato durante l’infanzia.
Da bambino guardava la serie insieme a milioni di spettatori e ricorda ancora con entusiasmo il celebre cane poliziotto che ha conquistato generazioni di telespettatori.
«Sono cresciuto con Rex. Tutti avevamo il peluche del cane in casa. Eravamo grandi fan della serie. Entrare oggi in un progetto così iconico è qualcosa di incredibile.»
L’emozione è stata ancora più forte perché tutto è successo in tempi rapidissimi. Quando ricevette la convocazione per il provino, inizialmente non sapeva neppure per quale produzione fosse.
Imparò le battute in una notte e il giorno successivo sostenne il casting. Meno di ventiquattro ore dopo arrivò la telefonata che gli avrebbe cambiato la vita.
«Stavo scaricando gli sci dal bagagliaio della macchina quando mi dissero che avevo ottenuto il ruolo. Per poco non mi cadevano telefono e sci contemporaneamente.»
Ancora oggi, durante le riprese, gli capita di fermarsi un attimo e pensare a quanto sia surreale trovarsi sul set della serie che ha accompagnato la sua infanzia.
Il collega più famoso? Il cane Rex
Uno degli aspetti più curiosi del lavoro riguarda ovviamente il rapporto con il vero protagonista della serie: Rex.
Seebacher racconta che lavorare con un cane è molto diverso dal lavorare con altri attori.
«Sul set si dice spesso che le cose più difficili da gestire sono gli animali e i bambini, perché sono imprevedibili.»
Per quanto Rex sia addestrato in maniera impeccabile, resta pur sempre un animale. Un odore, un rumore o un’improvvisa distrazione possono cambiare completamente una scena.
La vera sfida, però, è rimanere concentrati durante le riprese.
Gli addestratori del cane devono infatti impartire continuamente comandi e segnali mentre la scena è in corso.
«Bisogna restare dentro il personaggio e ignorare tutti i suoni e le indicazioni che arrivano dagli addestratori. È qualcosa che non avevo mai sperimentato su altri set.»
Nonostante questo, proprio l’interazione tra Rex e i protagonisti è ciò che rende la serie unica agli occhi del pubblico.
Crescere tra le montagne
Dietro il volto oggi noto della televisione europea c’è una storia fatta di lavoro, semplicità e sacrificio.
Ferdinand è cresciuto in una zona turistica delle Alpi austriache. Lo zio gestiva un ristorante tipico, la famiglia lavorava nel settore del giardinaggio e dell’accoglienza turistica, affittando appartamenti e chalet.
Da ragazzo ha fatto anche il maestro di sci.
«Fin da piccolo ho sempre lavorato con la mia famiglia. Questo mi ha insegnato a rimanere con i piedi per terra.»
Un insegnamento che porta ancora oggi sul set.
Per lui non esistono gerarchie di valore tra chi sta davanti alla telecamera e chi lavora dietro le quinte.
«Io faccio il mio lavoro come chi trasporta i cavi o prepara le sedie sul set. Non mi considero più importante di nessun altro.»
Un approccio raro nel mondo dello spettacolo e che spiega molto del suo carattere.
Quando nasce una vocazione
La recitazione, in fondo, è sempre stata dentro di lui.
Fin da bambino amava stare sotto i riflettori, partecipare agli spettacoli scolastici e leggere poesie davanti a un pubblico.
La svolta arrivò durante il liceo, quando un insegnante lo coinvolse in una produzione teatrale fuori dall’ambiente scolastico.
Per la prima volta Ferdinand si trovò davanti a un vero pubblico.
«Abbiamo fatto otto o dieci repliche. Mi piacque talmente tanto che iniziai a pensare seriamente di poter trasformare quella passione in una professione.»
Dopo la scuola trascorse un anno in Canada. Al ritorno decise di tentare davvero quella strada.
Fu ammesso all’università, studiò recitazione per quattro anni e iniziò la propria carriera teatrale, prima di trasferirsi in Germania e dedicarsi completamente al cinema e alla televisione.
La crisi che avrebbe potuto cambiare tutto
Come molti percorsi autentici, anche quello di Ferdinand non è stato lineare.
Durante il primo anno di studi attraversò un momento molto difficile e arrivò perfino a pensare di abbandonare tutto.
Si sentiva fuori posto.
Molti suoi compagni provenivano da contesti economicamente privilegiati e vivevano il mondo artistico in maniera completamente diversa.
«Io ero cresciuto con l’idea che il lavoro fosse lavoro. Per molti altri era un ambiente quasi romantico. Mi sentivo un alieno.»
Per un periodo prese seriamente in considerazione l’idea di lasciare l’accademia.
Fortunatamente non lo fece.
Quella crisi gli insegnò che la sua visione della professione era diversa, ma non sbagliata.
Anzi, proprio quel rapporto concreto con il lavoro sarebbe diventato uno dei suoi punti di forza.
La normalità dietro il successo
Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista riguarda il modo in cui il pubblico percepisce gli attori.
Spesso si immagina una vita fatta esclusivamente di ville, autisti e privilegi.
La realtà, racconta Ferdinand, è molto diversa.
«Abbiamo gli stessi problemi di tutti: le tasse, le preoccupazioni quotidiane, le difficoltà della vita. Uso la stessa carta igienica che usi tu.»
Una frase pronunciata con ironia ma che racchiude perfettamente la sua filosofia.
Dietro il personaggio pubblico c’è semplicemente una persona.
Un uomo che cerca di fare bene il proprio lavoro e che non desidera essere considerato superiore agli altri.
Il ruolo che sogna ancora
Pur essendo soddisfatto della sua carriera, Seebacher confessa di avere ancora alcune ambizioni artistiche.
Molto spesso gli vengono proposti personaggi positivi: medici, eroi o figure romantiche.
Per il futuro vorrebbe invece esplorare lati più oscuri dell’animo umano.
«Mi piacerebbe interpretare personaggi più sporchi, più tormentati. Criminali, uomini spezzati dalla vita, figure più complesse.»
Il fascino della zona grigia, quella in cui convivono luci e ombre, rappresenta una sfida che spera di affrontare presto.
La scelta di non bere
Tra le rivelazioni più personali emerse durante l’intervista, ce n’è una che Ferdinand ha condiviso pubblicamente per la prima volta.
Crescendo in una località turistica e vivendo a stretto contatto con ristoranti e luoghi di ritrovo, ha assistito molto presto agli effetti che l’alcol può avere sulle persone.
Quell’esperienza lo ha segnato profondamente.
«È stato un tema che ha influenzato la mia vita. Per questo ho deciso di non bere.»
L’attore preferisce non entrare ulteriormente nei dettagli, ma riconosce che quella scelta ha contribuito a definire la persona che è oggi.
La famiglia prima di tutto
Se esiste qualcosa che Ferdinand non sarebbe disposto a sacrificare per il successo, quella cosa è la famiglia.
L’idea di trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti per inseguire una carriera internazionale non lo convince.
Lavorare all’estero sì, abbandonare le proprie radici no.
«Amo la mia famiglia e voglio averla vicino. Sono le persone che ti riportano con i piedi per terra quando rischi di perdere il contatto con la realtà.»
Accanto alla famiglia, un ruolo fondamentale è svolto dagli amici di sempre.
Quelle persone che lo conoscevano prima del successo e che continuano a guardarlo esattamente nello stesso modo.
Il segno che vuole lasciare
Quando gli chiedo quale impronta vorrebbe lasciare nel mondo, Ferdinand si prende qualche secondo per riflettere.
Poi arriva una risposta semplice ma estremamente significativa.
«Siamo tutti uguali su questo pianeta.»
È questo il messaggio che vorrebbe trasmettere alle nuove generazioni.
Il rispetto reciproco, la tutela dell’ambiente, l’attenzione verso il prossimo e la consapevolezza che nessuno vale più di un altro.
«Dobbiamo prenderci cura della natura e trattare gli altri con rispetto. Alla fine siamo tutti esseri umani.»
Una visione che rispecchia perfettamente la sua storia personale e il percorso che lo ha portato dalle montagne austriache ai set televisivi internazionali.
Un sogno ancora nel cassetto
Guardando indietro, Ferdinand Seebacher si considera una persona fortunata.
Molti dei sogni che aveva da ragazzo si sono realizzati.
Eppure, come ogni artista, continua a guardare avanti.
Il prossimo obiettivo è partecipare a una produzione internazionale che gli permetta di confrontarsi con nuovi linguaggi e nuovi pubblici.
E chissà che uno di questi progetti non possa nascere proprio in Italia.
L’interesse del pubblico italiano nei suoi confronti è cresciuto enormemente grazie a Commissario Rex – Vienna Calling, e l’attore non nasconde il desiderio di lavorare nel nostro Paese.
Un uomo prima ancora che un attore
La conversazione con Ferdinand Seebacher ha confermato ciò che molti spettatori percepiscono già attraverso lo schermo: dietro il volto dell’ispettore Alex Berger c’è una persona autentica.
Un uomo che non ama sentirsi una star.
Un attore che considera il proprio lavoro un privilegio ma anche una responsabilità.
Un ragazzo cresciuto tra le montagne che continua a guardare al successo con gratitudine, senza mai smettere di ricordare da dove viene.
Forse è proprio questa autenticità il vero segreto del suo fascino.
Perché in un mondo che spesso premia l’apparenza, Ferdinand Seebacher continua a scegliere la semplicità. E, proprio per questo, riesce a lasciare il segno.
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Pierluigi Iorio
Mi chiamo Pierluigi Iorio e sono un sognatore.
Ho inizato un pò tardi a credere in me stesso. Ho avuto un percorso accademico di tutto rispetto, diplomato con massimo dei voti al Liceo Classico e Laureato con Lode all’Università degli studi di Foggia in Giurisprudenza indirizzo Magistrale. Ho conseguito poi due Master, uno in Luiss sul Diritto d’autore e la Tutela della proprietà Intelletuale e un secondo a Madrid sull’Ejercicio de la Abogacia alla Universidad Rey Juan Carlos. Ho fatto un anno di recitazione in “Accademia degli Artisti” in Roma e dal 2015 lavoro in Sogin S.p.A, una società che ha come mission quella della sicurezza nucleare. Ho iniziato la carriera in Società nell’Ufficio Relazioni Internazionali, poi sono passato alla Direzione Internal Audit e attualemente sono il Responsabile dell’Ufficio Privacy della Società.