Fausto Maria Sciarappa: la forza di reinventarsi, tra sogni, coraggio e grandi set internazionali

Ci sono attori che arrivano alla recitazione fin da bambini e altri che, invece, la incontrano lungo il cammino della vita. La storia di Fausto Maria Sciarappa appartiene alla seconda categoria ed è proprio questo a renderla straordinaria.

Nell’intervista concessa a Granelli – la serie, l’attore ci ha accompagnato in un viaggio che parte da Novara, attraversa l’Inghilterra e approda sui più importanti set italiani e internazionali. Un racconto sincero, fatto di coraggio, cambiamenti radicali e passioni inseguite senza compromessi.

Un nome che racconta una storia

Prima ancora di parlare di cinema e televisione, Fausto ci svela l’origine del suo particolare nome artistico.

“Maria” nasce come omaggio alla nonna materna, una donna profondamente devota alla quale tutta la famiglia ha voluto rendere tributo. Se all’anagrafe è semplicemente Fausto, durante gli anni londinesi una sua agente intuì subito la forza evocativa di quel doppio nome. Da allora “Fausto Maria Sciarappa” è diventato un marchio distintivo, elegante e immediatamente riconoscibile.

Un anno da protagonista

Il 2026 si conferma un anno particolarmente importante per l’attore.

Tra i progetti più attesi c’è la terza stagione de I casi di Teresa Battaglia, in arrivo su Rai 1, dove Sciarappa torna nei panni di Albert Lona, personaggio che nelle precedenti stagioni aveva diviso il pubblico tra ammirazione e diffidenza.

L’attore anticipa un’evoluzione significativa del suo personaggio: meno scontri, più collaborazione e una maggiore partecipazione alle indagini sul campo. Al centro della nuova stagione ci sarà soprattutto il passato di Teresa Battaglia, destinato a riemergere con conseguenze importanti.

“Ci saranno dei ritorni molto pesanti per lei”, racconta Sciarappa, lasciando intendere che i nuovi episodi saranno ricchi di tensione, emozione e colpi di scena.

Da The Diplomat al Presidente del Consiglio italiano

Se il pubblico italiano lo attende su Rai 1, quello internazionale potrà ritrovarlo nella nuova stagione di The Diplomat, una delle produzioni Netflix più apprezzate degli ultimi anni.

Sciarappa interpreta il Presidente del Consiglio italiano all’interno della serie con protagonista Keri Russell. Un ruolo arrivato quasi come un regalo inatteso.

Con la sincerità che lo contraddistingue, l’attore racconta di essersi letteralmente divorato le stagioni precedenti prima di arrivare sul set e di aver vissuto un autentico shock nel trovarsi improvvisamente accanto a interpreti che fino a pochi giorni prima stava guardando sullo schermo come semplice spettatore.

La sua ammirazione per il cast è evidente, così come l’entusiasmo per una produzione che definisce di altissimo livello, non solo dal punto di vista tecnico ma anche umano.

Prima degli applausi: la logistica internazionale

Forse il passaggio più sorprendente dell’intervista riguarda il passato professionale dell’attore.

Prima di scegliere la recitazione, infatti, Sciarappa stava costruendo una brillante carriera nella logistica internazionale. Parlava già fluentemente inglese e, grazie alle sue competenze, si trasferì dall’Italia a Manchester per poi assumere ruoli di crescente responsabilità fino a dirigere un importante centro logistico vicino Birmingham.

Un percorso apparentemente perfetto.

Eppure qualcosa mancava.

“Ho cominciato a stare male”, racconta. Il lavoro assorbiva ogni energia e le giornate si concludevano spesso alle dieci di sera. Fu proprio quel senso di disagio a spingerlo verso una ricerca interiore che avrebbe cambiato la sua vita.

La recitazione come rinascita

Per costringersi a lasciare l’ufficio a un orario umano, Fausto iniziò a frequentare un corso serale di recitazione a Birmingham.

Quella che sembrava solo una curiosità si trasformò rapidamente in qualcosa di molto più grande.

Dietro quella scelta riaffioravano ricordi lontani: una rappresentazione di Aspettando Godot vista durante gli anni del liceo e uno spettacolo del celebre artista Lindsay Kemp.

Semi piantati anni prima che finalmente tornavano a germogliare.

L’improvvisazione teatrale diventò una forma di libertà, quasi una terapia. Fino alla decisione più difficile: lasciare una carriera sicura e investire tutto su un sogno.

Il coraggio di ricominciare da zero

La parte più toccante dell’intervista arriva quando Sciarappa racconta il momento in cui abbandonò definitivamente il mondo della logistica.

Una famiglia inglese che lo conosceva gli offrì ospitalità durante l’anno di formazione teatrale. Lui, in cambio, aiutava nella ristrutturazione di alcuni edifici.

Non c’erano garanzie di successo.

C’era soltanto la volontà di provare.

“All’epoca dovevo rendere conto solo a me stesso”, racconta.

Parole che spiegano meglio di qualsiasi altra cosa l’essenza della sua storia.

Londra, Roma e la costruzione di una carriera

Dopo gli studi, Fausto si trasferisce a Londra, dove lavora tra teatro, televisione e cinema.

Per mantenersi fa anche la maschera nei teatri del West End, vivendo quotidianamente immerso nel mondo dello spettacolo.

Successivamente arriva la scelta di tornare in Italia per lavorare nella propria lingua madre. Un passaggio decisivo che porterà all’incontro con importanti professionisti del settore e all’inizio della carriera che oggi tutti conosciamo.

Da lì il percorso prende slancio fino ad arrivare a produzioni internazionali come Il Codice Da Vinci, Inferno, The Diplomat e a numerose fiction di successo della televisione italiana.

Il set americano e quello italiano

Sciarappa ha avuto la fortuna di lavorare in entrambi i mondi e il confronto è particolarmente interessante.

Degli Stati Uniti ammira soprattutto l’organizzazione, il livello di concentrazione e i mezzi produttivi.

Dell’Italia apprezza invece la dimensione umana, la vicinanza tra le persone e quella familiarità che spesso rende il lavoro sul set più caldo e spontaneo.

Due approcci diversi, entrambi preziosi.

Nuovi progetti: Stucky, Nemo e il film di Neri Marcorè

I prossimi mesi saranno particolarmente ricchi di impegni.

Sciarappa sarà presente anche nella seconda stagione di Stucky, la serie con Giuseppe Battiston che, dopo il successo ottenuto, approda su Rai 1.

Nel frattempo ha lavorato a Nemo, nuova fiction diretta da Carmine Elia dedicata al delicato tema delle challenge mortali tra adolescenti e social network.

E poi c’è il nuovo film di Neri Marcorè, una commedia dal sapore esistenziale che racconta la storia di un idraulico che si innamora della filosofia e decide di rimettere in discussione tutta la propria esistenza.

Una trama che ha colpito profondamente l’attore proprio perché ricorda, in parte, il percorso che lui stesso ha vissuto.

La polemica sugli orari della televisione

Nel corso della conversazione emerge anche un tema molto discusso negli ultimi mesi: l’orario sempre più tardivo della prima serata.

Sciarappa si schiera apertamente al fianco di Elena Sofia Ricci.

Ricorda con nostalgia il tempo in cui gli sceneggiati iniziavano alle 20:40 e sostiene che il servizio pubblico dovrebbe avere il coraggio di distinguersi dalla televisione commerciale, tornando a proporre programmi in orari più accessibili per il pubblico.

Una riflessione condivisa da molti spettatori e che conferma ancora una volta il suo legame con una televisione popolare ma di qualità.

La lezione di Fausto Maria Sciarappa

Al termine dell’intervista resta soprattutto una sensazione.

Fausto Maria Sciarappa non è soltanto un attore di talento. È la dimostrazione concreta che non esiste un’età giusta per cambiare vita, inseguire una passione o ricominciare da capo.

A trent’anni aveva una carriera sicura nel mondo della logistica. Oggi lo troviamo accanto a grandi interpreti italiani e internazionali, tra set Netflix, fiction Rai e produzioni cinematografiche importanti.

La sua storia ci ricorda qualcosa che spesso dimentichiamo: il successo non nasce sempre da un percorso lineare. A volte nasce dal coraggio di lasciare una strada apparentemente perfetta per seguire quella che ci rende davvero felici.

Ed è forse proprio questo il granello più prezioso che Fausto Maria Sciarappa ha lasciato ai lettori e agli spettatori di Granelli – la serie.

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Pierluigi Iorio

Mi chiamo Pierluigi Iorio e sono un sognatore.
Ho inizato un pò tardi a credere in me stesso. Ho avuto un percorso accademico di tutto rispetto, diplomato con massimo dei voti al Liceo Classico e Laureato con Lode all’Università degli studi di Foggia in Giurisprudenza indirizzo Magistrale. Ho conseguito poi due Master, uno in Luiss sul Diritto d’autore e la Tutela della proprietà Intelletuale e un secondo a Madrid sull’Ejercicio de la Abogacia alla Universidad Rey Juan Carlos. Ho fatto un anno di recitazione in “Accademia degli Artisti” in Roma e dal 2015 lavoro in Sogin S.p.A, una società che ha come mission quella della sicurezza nucleare. Ho iniziato la carriera in Società nell’Ufficio Relazioni Internazionali, poi sono passato alla Direzione Internal Audit e attualemente sono il Responsabile dell’Ufficio Privacy della Società.

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