Sono passati pochissimi mesi dall’ultima volta che si è chiusa la porta rossa del Grande Fratello VIP. Non abbastanza, probabilmente, per sentirne davvero la mancanza.
E invece sì.
Possiamo discutere per ore della durata infinita delle puntate, dei concorrenti già visti altrove e di quella particolare concezione dello spazio-tempo per cui una prima serata Mediaset può terminare quando in Australia hanno già finito colazione. Ma il GFVIP è tornato e, almeno per quanto mi riguarda, mi sono accorto che ne avevo voglia.
Confesso di aver completamente abbandonato il programma durante le ultime edizioni di Alfonso Signorini: tra coppie, triangoli, quadrilateri e pentagoni sentimentali che duravano il tempo di una nomination, avevo semplicemente perso interesse.
L’anno scorso, invece, sono tornato. E uno dei motivi ha un nome e un cognome: Ilary Blasi.
Rispetto ai suoi primi GFVIP, Ilary è più sicura e soprattutto padrona di una cifra tutta sua: non cerca di essere impeccabile né di ricordarci ogni cinque minuti che stiamo assistendo a un momento televisivo importantissimo. Anche perché, diciamocelo, sta entrando Carmen Di Pietro nella Casa, non stanno eleggendo il nuovo Papa.
Ilary ha capito che il modo migliore per condurre un programma del genere è non prenderlo — e non prendersi — troppo sul serio. La dimostrazione è arrivata subito. In questi pochi mesi, come ha ricordato lei stessa, era prima sposata poi ha divorziato da Totti e si è risposata con Bastian Müller: una quantità di eventi sentimentali che a un concorrente normale richiederebbe almeno due edizioni del GF, tre copertine di Chi e un blocco pubblicitario. E si è sposata appena pochi giorni prima della diretta. Praticamente non ha fatto in tempo a togliersi il riso dai capelli che era già a Cinecittà. Il viaggio di nozze è probabilmente stato il tragitto tra la Chiesa e gli studi di Cinecitta, con cena nel parcheggio aziendale Mediaset e intrattenimento fornito dalle coreografie di danza del ventre di Francesca Manzini. La cosa migliore, poi, è che non evita l’argomento: ne parla, ci scherza e lascia che lo facciano anche gli altri, tra Cesara che parla tedesco e Selvaggia che “sbaglia” le date della scorsa edizione, con riferimento neanche troppo velato a Totti e Noemi. Può sbagliare una parola, interrompersi, ridere mentre sta ancora parlando: è spontanea e leggera. la prima persona su cui Ilary Blasi è disposta a fare una battuta è Ilary Blasi. Quindi continua a facce ride, Ilary, che ne abbiamo bisogno.
Poi, naturalmente, c’è Selvaggia Lucarelli. Il suo arrivo è stato uno degli innesti più riusciti perché non si limita a commentare: punge e soprattutto trova in pochi secondi quelle contraddizioni che agli altri richiederebbero una clip di dodici minuti. Ieri è bastato che Megan Ria dicesse di non voler parlare di gossip perché Selvaggia le ricordasse quanto fosse curioso, considerando che buona parte dell’attenzione mediatica su di lei è arrivata proprio per essere finita in mezzo alla storia tra Elodie e Franceska. Un po’ come entrare a MasterChef specificando di non voler parlare di cucina. È questo che ha restituito all’opinionista una funzione che negli anni si era un po’ persa: avere realmente un’opinione. Ieri l’abbiamo vista forse con il freno a mano leggermente tirato: niente momenti alla «meglio il latte che la Lucarelli» della Mussolini. Ma diamole tempo. Bastano tre giorni di convivenza, due nomination prese come un affronto alla famiglia fino alla settima generazione e una battuta sull’età della Marini e la materia prima arriverà da sola.
E la vicinanza con Selvaggia sembra aver fatto benissimo anche a Cesara Buonamici, molto più dentro al programma e pronta a giocare. Ilary, Selvaggia e Cesara sulla carta sembrano tre persone finite allo stesso tavolo perché al ristorante erano rimasti solo tre posti. E invece funzionano benissimo.
Parliamo del cast. E qui bisogna riconoscere un merito agli autori: anche quest’anno la selezione sembra essere stata fatta con grande attenzione. Del resto scegliere il cast giusto è fondamentale. Un po’ come Rita De Crescenzo che sceglie il nuovo colore di tendenza che il CEO di Apple utilizzerà per il nuovo iPhone: magari all’inizio non lo capiamo, ma tempo due settimane e scopriamo che aveva ragione lei e lo vogliono tutti.
Come sempre, parte puntuale il grande classico di ogni reality italiano: «Ma questi sarebbero VIP?». Nel 2026, però, bisognerebbe capire cosa significhi davvero esserlo. I famosi hanno ormai ballato, cantato, cucinato, vissuto su un’isola, corso per il mondo e fatto praticamente qualsiasi cosa possibile pur di avere un’altra manciata di minuti in più davanti alla videocamera. E la notorietà è frammentata: uno con milioni di follower su TikTok può essere sconosciuto a mia madre, mentre una superstar degli anni ’90 può esserlo per un ventenne. In più bisogna trovare personaggi conosciuti disposti a farsi riprendere 24 ore su 24, 7 giorni su 7, sapendo che una frase pronunciata alle tre del mattino mentre cercano uno yogurt potrebbe diventare un caso nazionale. Possibilmente senza spendere il PIL del Lussemburgo in cachet. Alla fine, più che gente famosa, serve gente che faccia televisione. Io continuerò a preferire Valeria Marini al suo quindicesimo reality rispetto al perfetto sconosciuto che dopo un mese scopriamo essere ancora nella Casa soltanto perché passa dietro qualcuno durante una nomination. Il vero nemico del Grande Fratello, infatti, non è il riciclo. È il comodino. Serve gente che sa intrattenere e Valeria Marini, come Carmen Di Pietro, da questo punto di vista, sono una polizza assicurativa.
E a proposito di personaggi che non devono necessariamente essere riconosciuti da chiunque per funzionare, arriviamo a quella che personalmente è stata una delle cose più divertenti della prima puntata: Simone Annicchiarico. Io lo ricordavo dai tempi di Italia’s Got Talent. Altri magari non sapevano chi fosse. Dopo ieri sera, poco importa. È entrato al Grande Fratello con l’atteggiamento di uno che non soltanto non avesse mai visto il programma, ma che fino a cinque minuti prima non sapesse neanche di dover partecipare. Liquirizia in bocca, completamente spaesato e con lo sguardo di chi era entrato da una porta per chiedere dove fosse il bagno e si è ritrovato concorrente del GFVIP. Il punto più alto sono state le nomination. Mentre gli altri le affrontavano con la serietà con cui al Pentagono decidono i codici nucleari – strategie, motivazioni, «lo nomino perché non ho avuto modo di conoscerlo» – Simone sembrava non avere chiarissimo nemmeno cosa fosse una nomination. Non chi nominare. Proprio il concetto. E lì, personalmente, ho riso più di quanto avrei dovuto. In un programma in cui ormai tutti conoscono i meccanismi e probabilmente individuano una telecamera anche dietro un ficus, vedere uno genuinamente spaesato è quasi rivoluzionario. Altro che strategia. Simone deve ancora capire le regole. E spero sinceramente che non gliele spieghino troppo bene.
Una cosa, invece, non è cambiata: la durata. Quando partono le nomination e tu hai già impostato la sveglia, controllato il meteo, messo sotto carica il telefono e mandato la “buonanotte” ai tre/quattro flirt del momento, forse qualche minuto potrebbe essere sacrificato. Ed è un peccato, perché Ilary, Selvaggia e Cesara funzionano talmente bene che meriterebbero persino più spazio.
Ma alla fine c’è una cosa che considero già un piccolo successo: mi sono divertito. Accendiamo la televisione e troviamo cronaca nera, delitti, processi, scomparsi e opinionisti chiamati a discutere per quattro ore di vicende sulle quali spesso non c’è stato letteralmente nessun aggiornamento. Poi accendi il Grande Fratello e trovi Carmen Di Pietro che dice qualcosa senza senso, Valeria Marini che sta male per delle mele “avvelenate”, Cesara che parla di Joshua, Selvaggia che prepara la frecciata e Ilary che ride prima ancora di finire la frase.
E ridi anche tu.
Non cambierà il mondo. Probabilmente non migliorerà neppure il livello culturale del Paese. Ma per qualche ora ci fa pensare ad altro. E in una televisione che troppo spesso ci chiede di preoccuparci, indignarci o commuoverci, ogni tanto avere qualcuno che per una sera ci chiede soltanto di ridere non è affatto poco.


