
Se c’è una cosa che negli anime funziona praticamente sempre è la magia. Dateci incantesimi, grimori, poteri inspiegabili e gente che urla il nome della propria tecnica prima di usarla e noi siamo già felici. Se poi costruite intorno a tutto questo un mondo enorme, decine di personaggi e una quantità di magie che a un certo punto perdiamo pure il conto, avete Black Clover.

La storia parte da Asta e Yuno, due orfani cresciuti insieme in una chiesa e accomunati dallo stesso modestissimo obiettivo: diventare Imperatore Magico. Yuno è un talento naturale, trabocca di magia e sembra nato apposta per riuscirci. Asta, invece, vive in un mondo in cui praticamente tutti possiedono poteri magici ed è nato senza neanche una goccia di magia.Comodo. Naturalmente sarà proprio questa anomalia a renderlo speciale. Da lì comincia una rivalità bellissima perché non è mai veramente ostile: Asta e Yuno vogliono superarsi continuamente, crescono insieme pur prendendo strade diverse e soprattutto migliorano a una velocità impressionante.

Ma il vero punto di forza di Black Clover, almeno per me, è il suo mondo. Ci sono diverse compagnie di Cavalieri Magici, ognuna con un capitano, i suoi membri, caratteristiche e poteri completamente differenti. Ed è qui che Black Clover mi ricorda a tratti Bleach: compagnie, capitani, vicecapitani e una quantità di personaggi tale che all’inizio pensi di non ricordarti mai nessuno.Alla fine invece finisci per affezionarti a tutti. Il Toro Nero diventa praticamente una seconda famiglia: Vanessa, Finral, Magna, Luck, Noelle e tutti gli altri non sono semplicemente comparse che aspettano che Asta risolva la situazione. Hanno storie, limiti, paure e soprattutto crescono. E alcuni possiedono magie talmente assurde che a un certo punto viene spontaneo chiedersi chi abbia approvato il regolamento (citofonare a Vanessa e il suo gatto del destino).

Poi c’è Yami. Yami entra in scena già con quell’aria di uno che potrebbe risolvere metà dei problemi della serie alzandosi dalla sedia, e la cosa bella è che rimane fortissimo. Così come altri capitani e lo stesso Imperatore Magico. È una cosa che mi ha sempre fatto impazzire di Black Clover: la crescita dei protagonisti non serve a rendere improvvisamente inutili tutti quelli che fino a dieci episodi prima sembravano mostri irraggiungibili. Asta diventa più forte. Yuno diventa più forte. Ma crescono anche gli altri.
Ed è proprio per questo che dopo decine e decine di episodi finisci per sentirti parte di quel mondo. Tifi per il Toro Nero, guardi con ammirazione i capitani, hai i tuoi Cavalieri preferiti, aspetti di scoprire nuove magie e quando ricompare un personaggio che non vedevi da un po’ reagisci come quando incontri un vecchio amico.

E dopo cinque anni di attesa, finalmente Black Clover è tornato.La seconda stagione è partita il 3 ottobre e, dopo appena quattro episodi, una cosa si può già dire: l’attesa è servita. Studio Pierrot ha alzato tremendamente il livello visivo. Combattimenti, magie, animazioni: è tutto spettacolare. E soprattutto non si perde tempo. Siamo immediatamente dentro l’azione, con battaglie enormi e personaggi che continuano a dimostrare perché ci eravamo affezionati a loro. Persino le prime valutazioni online sono state altissime. Dunque, se amate gli shonen, la magia, i combattimenti e soprattutto quelle serie con talmente tanti personaggi che alla fine vi ritrovate a tifare anche per quello apparso tre minuti nella puntata 74, Black Clover è uno di quegli anime da recuperare.
Sono tanti episodi? Sì. Passano velocemente? Pure troppo.
E visto come è ricominciato, personalmente il voto non può che essere uno: 10/10.

