In Physical Italia: da 100 a 1 il concetto di «protagonista» è abbastanza semplice: ci sono cento concorrenti, ma quando entrano in scena Federica Pellegrini e Alvise Rigo sembra improvvisamente che il casting sia finito. Gli altri possono pure continuare a correre, sollevare, resistere e affrontare prove da gladiatori: loro due hanno già capito che, oltre ai muscoli, serve anche bucare lo schermo.
Pellegrini porta nell’arena quella miscela ormai brevettata di sangue freddo, competitività e faccia da «tranquilli, ci penso io». La carriera olimpica non è soltanto un curriculum da appendere al muro: è un’attitudine che si vede nei momenti in cui la fatica presenta il conto. E Federica, anche lontana dalle piscine, sembra avere ancora il fastidioso vizio di non voler perdere.
Rigo, invece, interpreta alla perfezione il ruolo del leader contemporaneo: fisico da statua greca, energia da capitano e una certa predisposizione a prendere decisioni mentre gli altri stanno ancora cercando di capire le regole. La sua leadership emerge soprattutto nelle prove di squadra, dove alla potenza aggiunge lucidità e capacità di coinvolgere i compagni.
Insomma, Physical Italia promette cento corpi da mettere alla prova, ma finisce per regalarci due calamite narrative. Pellegrini e Rigo non hanno bisogno di chiedere la scena: la scena, con una certa saggezza, arriva da loro.
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